Chivasso (TO)

Chivasso ex Teatro Cinecittà: approvato il piano di gestione, ma l’opposizione si spacca sul bando

Il Comune approva la concessione a terzi per 5 anni dopo il restauro da oltre 3,5 milioni di euro. Apertura in autunno, restano i dubbi sulla sostenibilità economica

Chivasso ex Teatro Cinecittà: approvato il piano di gestione, ma l’opposizione si spacca sul bando

Il recupero e la futura gestione dell’ex Teatro Cinecittà di Chivasso hanno rappresentato uno dei punti nevralgici del Consiglio Comunale dello scorso 25 giugno, segnando il passaggio cruciale dalla fase di ristrutturazione edilizia a quella della fruizione pubblica di un bene storico e culturale restituito alla cittadinanza.

I fondi PNRR e il vincolo ministeriale sulla gestione

L’intervento di riqualificazione, finanziato con un investimento complessivo di 3 milioni 580 mila euro grazie anche all’apporto dei fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), è ormai giunto al termine, con i collaudi tecnici attualmente in corso per permettere l’apertura della struttura prevista per il tardo autunno. La strategia gestionale approvata dall’aula non è frutto di una scelta esclusiva dell’amministrazione locale, ma deriva da un preciso accordo di valorizzazione sottoscritto nel marzo 2024 con il Ministero della Cultura e l’Agenzia del Demanio. Tale protocollo impone che la gestione del teatro sia affidata a un soggetto esterno – sia esso una compagnie, un’associazione o un ente – selezionato tramite una procedura di evidenza pubblica a titolo oneroso. Durante il dibattito, l’assessore Gianluca Vitale ha chiarito che il Comune avrebbe inizialmente preferito una gestione diretta «in house», ma le clausole inserite nell’accordo con gli enti superiori hanno reso obbligatoria la strada della concessione a terzi.

Durata, cifre e requisiti richiesti per il nuovo polo culturale

La concessione avrà una durata quinquennale, con un avvio presumibile fissato al primo novembre 2026, e un valore economico stimato in circa 500 mila euro per l’intero periodo, corrispondenti a un volume d’affari annuo di circa 100 mila euro. Il futuro gestore non dovrà limitarsi alla semplice programmazione degli spettacoli, ma sarà chiamato a perseguire obiettivi sociali e culturali ambiziosi, tra cui la valorizzazione delle produzioni artistiche locali, lo sviluppo di linguaggi innovativi e la promozione di iniziative volte all’inclusione di giovani e fasce svantaggiate. Questa missione richiede un operatore economico con competenze consolidate e una solida struttura organizzativa, capace di allestire stagioni attrattive in grado di sostenere i costi operativi della struttura.

Le perplessità dei gruppi di minoranza

Il tema dei flussi economici ha sollevato diverse domande da parte dell’opposizione, interessata a comprendere l’esatto onere finanziario a carico dell’ente pubblico. Dalle spiegazioni fornite in aula è emerso che il Comune dovrebbe farsi carico soltanto di una parte delle utenze, stimate tra i tre e i quattro mila euro, mentre il resto delle spese di gestione ordinaria, inclusi i costi per le pulizie e la direzione artistica, ricadranno interamente sul concessionario. Quest’ultimo dovrà quindi essere in grado di generare entrate sufficienti a coprire gli investimenti necessari per la programmazione e il mantenimento del decoro dell’immobile.

Il voto in Consiglio Comunale

Nonostante la rilevanza del progetto, la delibera ha visto una spaccatura nel voto finale, con l’approvazione garantita da 10 voti favorevoli a fronte di 2 contrari e 2 astenuti. Le perplessità della minoranza si sono concentrate soprattutto sulla mancanza di dettagli tecnici definitivi riguardo ai criteri del bando di gara e sulla reale sostenibilità economica per il gestore, temendo che la rigidità degli accordi con il Ministero possa limitare l’autonomia culturale del territorio. Resta comunque fermo l’obiettivo dell’amministrazione di trasformare l’ex Cinecittà in un polo di aggregazione sociale e di eccellenza artistica, superando la storica carenza di spazi teatrali adeguati nella città di Chivasso. A questo punto non si può far altro che attendere l’esito del futuro bando, anche se i «maligni» (anche all’interno della maggioranza e della stessa Giunta) sostengono che difficilmente si troverà un «gestore» pagante, e che di conseguenza, magari al terzo tentativo, Palazzo Santa Chiara sarà costretto a metter mano al portafoglio e stanziare la classica cifra inferiore anche solo di un euro al limite dei 140 mila.