Era da poco passata la mezzanotte di domenica quando un residente del condominio vicino al cimitero di Casnigo è stato svegliato dal rumore delle lamiere staccate e spezzate. Affacciandosi, ha visto tre persone sul tetto dell’edificio principale del camposanto e ha avvertito i carabinieri.
Sul posto sono intervenuti i militari della stazione di Gandino, affiancati dall’aliquota radiomobile e da una pattuglia di Pontenossa. Gli uomini sono arrivati mentre i tre sospetti si trovavano ancora sulla copertura dell’edificio. I carabinieri hanno individuato Aurel Florinel Sandulescu, 31 anni, Florin Ionut Enache, 25 anni, e Dorin Lacatus, anch’egli di 25 anni.
Il tentativo bloccato dai carabinieri
I tre, tutti di origine romena, si sarebbero introdotti nel cimitero utilizzando tenaglie per rimuovere le coperture metalliche dell’edificio principale. La parte interessata dal tentativo di asportazione era lunga complessivamente 50 metri. A terra, accanto ai sospetti, i militari hanno trovato pezzi di rame già pronti per essere portati via.
Alla vista delle pattuglie, i tre avrebbero cercato una via di fuga, ma erano seguiti nei movimenti dai carabinieri posizionati sulla strada. Circondati, non hanno potuto fare altro che scendere dal tetto. Per tutti è scattato l’arresto con l’accusa di tentato furto aggravato, contestato per la violenza esercitata su cose metalliche esposte alla pubblica fede e per l’azione commessa in tre.
Le verifiche su altri episodi
Durante l’udienza per direttissima, assistiti d’ufficio dall’avvocata Cristina Pizzocaro, gli arrestati hanno fornito una versione che non ha convinto il giudice. Uno di loro ha sostenuto che i tre fossero vicini di casa e che quella notte stessero facendo un giro sui treni, decidendo poi casualmente di scendere a Casnigo. Il paese, però, non dispone di una stazione ferroviaria.
I tre hanno inoltre dichiarato di abitare tra Milano e Piacenza, senza indicare un indirizzo preciso, e hanno negato di avere precedenti. Dagli accertamenti è emerso invece che risultano già arrestati per episodi di furto di rame nelle aree di Milano e Piacenza. Agli investigatori e alla giudice Alice Marcotulli non hanno saputo spiegare la loro presenza sul tetto né la disponibilità di tenaglie e una scala.
L’ipotesi degli inquirenti è che possa trattarsi di un gruppo organizzato per sottrarre rame e rivenderlo sul mercato nero. Non si esclude che qualcuno abbia segnalato la presenza del metallo nel cimitero, rendendo possibile una spedizione preparata in anticipo. Le verifiche sono ora rivolte anche a eventuali furti analoghi commessi in provincia nelle settimane precedenti.
Attraverso le immagini delle telecamere del cimitero e delle strade vicine, i carabinieri stanno cercando di identificare un possibile quarto componente. Il peso delle lamiere fa ipotizzare la presenza di una persona rimasta all’esterno, forse a bordo di un furgone, per caricare il materiale. La giudice ha convalidato gli arresti e rinviato il processo al 10 settembre. Per i tre è stato disposto il divieto di dimora a Bergamo e provincia; in questura è stato inoltre notificato l’invito a lasciare il Paese entro una settimana.