Tutto è nato da un articolo di una rivista sportiva letto per caso da un ragazzo cresciuto a Lovere. Francesco Puglioli, bergamasco ma svizzero di adozione, se oggi è tifosissimo dell’Atalanta lo deve a quel momento.
Il suo amore viscerale per i colori nerazzurri è sbocciato proprio leggendo quella vecchia rivista. Francesco lo ricorda ancora con precisione, nonostante siano passati quasi cinquant’anni: «Raccontava dell’ultima giornata di un campionato in cui l’Atalanta era retrocessa pur avendo battuto il Lanerossi Vicenza di Paolo Rossi. C’era scritto che il presidente Achille Bortolotti, alla fine della partita, si era alzato verso la tribuna, aveva allargato le braccia e aveva detto: “Pota”. E dal silenzio deluso dello stadio, piano piano, si era alzato un applauso che aveva coinvolto tutti».

Una retrocessione applaudita. Per un ragazzino di provincia che guardava i compagni di scuola tifare Juve, Milan e Inter, quella scena valeva più di qualsiasi scudetto: «Mi è sembrato bello tifare una squadra che si poteva sostenere anche quando perdeva. E poi era la squadra della nostra città. C’erano anche le figurine». Messe insieme queste cose, la scintilla è scoccata. E non si è più spenta.

Una “malattia” ereditaria
Una volta trasferitosi in Svizzera, seguire l’Atalanta è stata un’impresa logistica: «La seguivo come si seguivano le squadre a quei tempi: giornali, pochi programmi televisivi, la radio… E qualche partita dal vivo ogni tanto, quando riuscivo ad andare allo stadio».

Anni dopo, quando è nato suo figlio Stefano, Francesco ha capito che aveva un compito delicato (…)