Bergamo (BG)

È ufficiale: delle tempistiche fissate da Rfi non ci si può fidare (e poi sorridono pure…)

Dopo due anni e mezzo lavori al 25%. L’ad Aldo Isi si scusa per i ritardi dei cantieri bergamaschi, rimandando la conclusione delle opere a fine 2027. Non ci crede più nessuno

È ufficiale: delle tempistiche fissate da Rfi non ci si può fidare (e poi sorridono pure…)

Ci vorrà di più, molto di più. Gli ingombranti lavori del raddoppio ferroviario Bergamo-Ponte San Pietro e del collegamento con Orio dureranno almeno fino a dicembre 2027. Ben oltre il previsto. Lo ha reso noto l’amministratore delegato di Rfi (Reti ferroviarie italiane) Aldo Isi.

Detto in soldoni, per la zona sudovest di Bergamo, si traduce in un altro anno e mezzo di code infinite per la viabilità, interferenze con il tracciato della e-Brt, disagi per i quartieri e, dulcis in fundo, il rischio di finire a gambe per aria per le attività economiche e commerciali sottese ai lavori.

Un quadro monstre, appesantito da ritardi paradossali, di solito tipici di altri lidi. Dopo due anni e mezzo (28 mesi) di cantieri è stato realizzato solo il 25 per cento delle due opere. Dunque nei prossimi 18 mesi dovrà essere portato a termine il restante 75 per cento. Auspicio più che certezza. Visto che tutte le scadenze dichiarate finora sono state disattese.

Che i due progetti fossero indietro – e parecchio – era cosa nota. Così come era stato assicurato un recupero attraverso l’unico metodo possibile: il lavoro. L’impresa D’Agostino di Avellino, che fin dall’inizio aveva lamentato difficoltà a trovare manodopera, a inizio anno ha potenziato uomini e mezzi del 50 per cento. Al suo fianco, ha detto la direttrice investimenti Nordovest di Rfi Rosa Pannetta «una marea di subappaltatori grandi e piccoli».

Eppure non è bastato a rimettere le opere in carreggiata, anzi. Pannetta ha gettato la croce su una «performance dell’impresa che non è stata il massimo, difficoltà iniziali con la progettazione, problemi con le interferenze e poi il lavoro in ambiente molto urbanizzato», come se Rfi di solito operasse nel deserto. Ma tant’è, ora assicura che la task force che si occupa dei lavori in Bergamasca starà con il fiato sul collo dell’impresa: «La pressione è molto forte, siamo sul cantiere tutti i giorni e ogni settimana facciamo incontro con il Comune di Bergamo e gli enti coinvolti».

La rescissione del contratto con la ditta appaltatrice per ora non è all’ordine del giorno. Rfi ha confermato che andrà avanti con l’impresa esecutrice. Anche perché passare alle vie legali comporterebbe ulteriori ritardi e sarebbe giuridicamente molto complesso, fra contenziosi, rallentamenti e duecento posti di lavoro a rischio. «Noi tendiamo sempre a conservare l’impresa con cui siamo partiti perché cambiando non sai mai cosa può succedere – ha detto Isi -. Il contratto ci consente di proseguire o di interrompere in funzione di quelle che sono le risposte dei cantieri». Insomma si vedrà nei prossimi mesi. I fondi legati al Pnrr intanto sono stati confermati. E non dovrebbero servirne di aggiuntivi, hanno precisato da Rfi.

Certo è che le conseguenze finiscono sul collo di Bergamo e provincia (…)

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