Bergamo (BG)

Omicidio di Valentina Sarto, niente rito abbreviato: Dongellini andrà davanti alla Corte d’Assise

Respinta la richiesta della difesa di subordinare il giudizio a una perizia psichiatrica. La madre della vittima: «Mi aspetto il massimo della pena»

Omicidio di Valentina Sarto, niente rito abbreviato: Dongellini andrà davanti alla Corte d’Assise

«Mi aspetto il massimo della pena». Queste le parole di Lia Ventura, madre di Valentina Sarto, dopo l’udienza che ha escluso il rito abbreviato per Vincenzo Dongellini, accusato di aver ucciso la moglie con 19 coltellate nella loro abitazione di via Pescaria, a Bergamo. L’imputato comparirà davanti alla Corte d’Assise il 15 settembre. La giudice ha inoltre ammesso come parte civile l’associazione Tina Lagostena Bassi.

La madre lascia l’aula: «Non ce la faccio, è dura»

Come riporta il Corriere Bergamo Lia Ventura non riesce a trattenere il peso del dolore. Prima della conclusione dell’udienza lascia l’aula del tribunale, al secondo piano, con una bottiglietta d’acqua appoggiata al collo e il volto segnato dalla sofferenza. Esce per qualche minuto a prendere aria, poi rientra per ascoltare la decisione della giudice Laura Garufi.

Respinta la richiesta della difesa

La difesa, rappresentata dall’avvocata Stefania Battistelli, aveva chiesto il rito abbreviato subordinato a una perizia psichiatrica sull’imputato. La richiesta è stata respinta e Dongellini dovrà affrontare il processo ordinario davanti alla Corte d’Assise.

La giudice ha inoltre dichiarato inammissibile la questione di legittimità costituzionale del reato di femminicidio, sollevata dalla difesa con la tesi che la norma sarebbe discriminatoria nei confronti delle vittime di sesso maschile.

La questione sul femminicidio

Secondo la giudice, la questione è irrilevante nel procedimento. Anche senza la contestazione del femminicidio, infatti, il rischio della pena massima rimarrebbe invariato per la presenza delle aggravanti contestate dalla Procura: il rapporto coniugale tra imputato e vittima, i maltrattamenti e la minorata difesa.

La difesa potrà comunque riproporre le stesse eccezioni davanti alla Corte d’Assise.

Un’aula carica di tensione

L’udienza si è svolta in un clima di forte emozione. Per motivi precauzionali il tribunale ha disposto un rafforzamento del servizio di vigilanza con la presenza di ulteriori guardie giurate. In aula erano presenti la madre della vittima con il compagno, il padre di Valentina e il fratello Simone, assistiti dagli avvocati Marco Mirabile ed Elisa Montresor. È stata inoltre ammessa come parte civile l’associazione Tina Lagostena Bassi, rappresentata dall’avvocata Marcella Micheletti, che porta il nome della storica avvocata impegnata nella difesa dei diritti delle donne.

L’arrivo di Dongellini in tribunale

Vincenzo Dongellini è arrivato dal carcere di Monza scortato dalla polizia penitenziaria, con le manette ai polsi. Indossava pantaloni della tuta neri e una maglietta bianca, apparendo impassibile durante l’ingresso e l’uscita dall’aula.

«Non l’ho guardato – ha esclamato la madre di Valentina al termine dell’udienza. – Ho abbassato la testa, ma ho fatto in tempo a intravederlo. Aveva un sorrisino, come se non fosse successo nulla».

«Mi hanno strappato un pezzo di cuore»

A quattro mesi dal femminicidio della figlia, il dolore della madre resta immutato: «Il ricordo di Valentina ci sarà sempre, fra un anno e per tutta la vita. Io ero la forza per lei e lei lo era per me. A me è mancato un pezzo del mio cuore». La sofferenza si riflette anche sulle sue condizioni fisiche: «Mangio e dormo poco, sto dimagrendo senza accorgermene, lo stomaco è chiuso». A settembre sarà presente in aula: «Mi aspetto che gli diano l’ergastolo e che resti in carcere per tutto il tempo che dovrà scontare» – ha poi aggiunto Ventura.

Il delitto e le accuse

Dongellini, 49 anni, e Valentina Sarto, 41, barista del Baretto fuori dallo stadio, erano sposati da appena dieci mesi dopo una relazione durata dieci anni. Secondo l’accusa, quando la donna gli aveva comunicato di voler porre fine al matrimonio perché aveva iniziato una nuova relazione, l’uomo aveva assunto atteggiamenti sempre più ossessivi e violenti. Tra le minacce contestate dagli inquirenti figura anche la frase: «Facciamo che non arrivi a domattina».

La mattina dell’omicidio fu lo stesso Dongellini a chiamare i soccorsi alle 11.52, affermando di aver ucciso la moglie circa due ore prima. Gli accertamenti autoptici hanno però collocato la morte nelle prime ore della notte.