Ancona (AN)

Studenti in corteo ad Ancona: «Nessuno parla con noi»

Docenti, Ata, fondi insufficienti, accessi sbarrati, materiali pagati dalle famiglie.

Studenti, docenti e personale Ata hanno partecipato al corteo organizzato ad Ancona contro il carovita, l’economia di guerra e i tagli alla scuola. La manifestazione è stata promossa insieme all’Unione Sindacale di Base e ai centri sociali delle Marche. Tra i cartelli portati in piazza, uno sintetizzava il sentimento dei ragazzi: tutti parlano di loro, ma nessuno li ascolta direttamente.

Tommaso Serresi, studente del liceo classico Rinaldini, ha sottolineato la partecipazione alla mobilitazione e la presenza di lavoratori della scuola. Secondo quanto riferito, il liceo Rinaldini e le medie Marconi sono rimasti chiusi, mentre in altri istituti alcune classi hanno aderito allo sciopero. Per il ragazzo, nelle scuole dovrebbe essere offerta una maggiore preparazione sui temi sociali e sulle diverse forme di protesta.

Le difficoltà negli istituti

Al centro delle testimonianze ci sono anche le condizioni materiali degli istituti. Aurora Marconi ha riferito che nelle scuole tecniche, a causa della mancanza di fondi, il materiale necessario alle attività non sarebbe sempre disponibile. In alcuni casi, ha spiegato, le spese ricadono sugli studenti, costretti a sostenere costi considerati eccessivi dalle famiglie.

Daniele Marinelli, Cesare Pesaresi e Lorenzo Recanatini, studenti del quarto anno del liceo Galilei, hanno raccontato che alcuni ragazzi entrati nell’edificio non sono riusciti a uscire per raggiungere i compagni, dopo la chiusura dei cancelli. Nonostante questo, hanno riferito, diverse classi hanno comunque aderito allo sciopero. La richiesta espressa dai tre studenti è quella di una maggiore unità: senza una mobilitazione comune, sostengono, le loro istanze rischiano di non essere ascoltate.

Edoardo Solustri, studente del quinto anno del liceo Mannucci e candidato alla rappresentanza d’istituto, ha descritto la protesta come una mobilitazione non limitata alla componente studentesca, ma aperta a persone di età diverse. Cecilia Simoncini, studentessa del quarto anno ed ex rappresentante dello stesso liceo, ha invece definito lo sciopero un’occasione per dare spazio a una voce che nelle aule non sempre trova ascolto.

Le rivendicazioni del corteo

Durante la manifestazione, i partecipanti hanno collegato le difficoltà della scuola e del costo della vita alle scelte di spesa pubblica e alle crisi internazionali. I ragazzi hanno sostenuto che maggiori risorse potrebbero essere destinate a sanità, istruzione e salari invece che agli armamenti. Nel corso degli interventi è stata inoltre criticata la rappresentazione mediatica delle proteste, ritenuta concentrata sugli episodi di violenza e meno attenta alle ragioni della mobilitazione.

Al corteo hanno preso parte anche attivisti per i diritti dei palestinesi. Per l’associazione Sumud è intervenuto Ammad Hamadneh, che ha denunciato lo spreco di risorse destinate ai servizi pubblici e ha collegato il tema della repressione delle proteste alle difficoltà di finanziamento di scuola e sanità. I centri sociali delle Marche hanno riassunto il senso della mobilitazione nello slogan Se vivere è un lusso, la pace è finita.