Firenze (FI)

Stop a nuovi ristoranti anche in piazza Isolotto e Dalmazia

Così una delibera della Giunta comunale ora al valgio Consiglio

Stop a nuovi ristoranti anche in piazza Isolotto e Dalmazia

Divieto di nuove aperture per attività alimentari e di somministrazione in quattro nuove strade e piazze esterne al centro storico di Firenze, ovvero le piazze Batoni e Isolotto (Quartiere 4), Dalmazia (Q5) e via Pacinotti (Q2), oltre alla conferma dello stesso divieto nelle vie Gioberti (da piazza Beccaria compresa), Pisana (tra Porta San Frediano e piazza Pier Vettori), Senese (tra piazzale di Porta Romana compreso e via San Damiano), dove la misura è in vigore da due anni.

È quanto contenuto in una delibera approvata dalla Giunta di Palazzo Vecchio che fa seguito a un verbale d’intesa firmato per l’Amministrazione dall’assessore allo sviluppo economico e al Turismo Jacopo Vicini, e da Confesercenti, Confcommercio, Cna e Confartigianato. La delibera passa adesso alla discussione della Commissione consiliare competente per andare al voto del Consiglio Comunale entro il prossimo mese.

In base a quanto fissato dall’accordo tra Comune e associazioni di categoria, i divieti sarebbero in vigore fino al novembre 2029.

 

Il divieto di nuove licenze alimentari e di somministrazione è già presente in tutta l’area Unesco, assieme a misure rafforzate in decine di strade sottoposte a maggiore pressione.
“Due anni fa – spiega Vicini – fummo i primi in Italia ad applicare in via sperimentale misure di tutela del commercio cittadino a tre vie esterne all’area Unesco, adesso proponiamo il rinnovo per altri tre anni estendendo il divieto di nuove attività alimentari a quattro nuove strade, dove altrimenti rischieremmo un impoverimento del tessuto dei negozi e dei servizi per i cittadini. Si tratta di decisioni prese in accordo con i Quartieri e con le associazioni di categoria, che riuniscono chi ogni giorno lavora e porta avanti le attività che tengono vive le nostre città. Gli obiettivi sono la tutela della vivibilità di Firenze, la diversificazione economica nel nostro tessuto commerciale, oltre alla salvaguardia delle esigenze dei residenti che hanno bisogno di negozi di prossimità che potrebbero essere messi a rischio dall’apertura di nuove attività alimentari”.