Firenze (FI)

Sicurezza, abusivismo e degrado urbano: cresce l’allarme delle imprese fiorentine

la Confcommercio fiorentina fa il punto della situazione secondo la percezione dei suoi associati

Sicurezza, abusivismo e degrado urbano: cresce l’allarme delle imprese fiorentine

Una città più fragile, percepita come meno sicura e sempre più esposta a fenomeni di degrado, microcriminalità e abusivismo commerciale. È il quadro di Firenze che emerge in occasione della nuova edizione di “Legalità, ci piace!”, la giornata nazionale promossa da Confcommercio per sensibilizzare istituzioni e opinione pubblica sul valore della sicurezza economica e sociale per le imprese e i territori.

 

Nel 2025 quasi un’impresa del terziario su tre (28,6%) nel Centro Italia ha registrato un peggioramento dei livelli di sicurezza. Un dato che a Firenze assume contorni ancora più preoccupanti, in una fase in cui commercianti e pubblici esercizi denunciano un aumento diffuso della percezione di insicurezza, soprattutto nelle aree a maggiore pressione turistica e nei quartieri dove crescono serrande abbassate, degrado urbano e episodi di microcriminalità.

 

I furti continuano a rappresentare il principale motivo di preoccupazione per le attività economiche: il 33,2% degli imprenditori del terziario li considera il rischio più concreto per la propria azienda, collaboratori e clienti. A pesare è anche l’aumento di fenomeni come vandalismi, baby gang e mala movida, percepiti ormai come criticità strutturali in molte aree urbane. Quasi tre imprese su dieci (29,2%) segnalano episodi riconducibili alle baby gang nelle zone di operatività, mentre oltre un terzo degli imprenditori (36,6%) teme gli effetti della mala movida, soprattutto per atti vandalici, danneggiamenti e degrado.

 

A Firenze, in particolare, la crescente pressione sulla vivibilità del centro storico e di alcuni quartieri ad alta concentrazione turistica rischia di compromettere non solo la qualità della vita dei residenti, ma anche la sostenibilità delle attività economiche di prossimità. La presenza di negozi sfitti o chiusi viene percepita come un fattore che favorisce ulteriore degrado e microcriminalità, innescando un circolo vizioso che impoverisce il tessuto urbano e commerciale.

 

Preoccupano anche abusivismo e contraffazione: quasi due imprese su tre (64,8%) ritengono di essere penalizzate da concorrenza sleale e commercio illegale, con effetti diretti sui ricavi e sulla tenuta delle imprese regolari.

 

Il fenomeno del taccheggio continua inoltre a colpire in modo significativo il commercio: oltre sei attività su dieci dichiarano di subire furti di merce, con episodi sempre più frequenti anche nei negozi di piccole dimensioni. Nonostante gli investimenti in videosorveglianza, allarmi e sistemi di sicurezza – adottati ormai dalla quasi totalità delle imprese – resta forte la sensazione di essere lasciati soli di fronte a un fenomeno che incide quotidianamente sulla serenità del lavoro.

PRESSPHOTO Aldo Cursano. Foto Marco Mori/New Press Photo

“Firenze non può permettersi di abituarsi al degrado e all’illegalità diffusa, né tantomeno di essere tenuta in scacco da pochi balordi”, dichiara il presidente di Confcommercio Toscana Aldo Cursano. “La sicurezza è un bene pubblico fondamentale e rappresenta una condizione indispensabile per fare impresa, vivere i quartieri e mantenere attrattiva la città. Dove chiudono i negozi, aumenta il senso di abbandono e arretra la qualità urbana. Per questo chiediamo un rafforzamento concreto dei presidi sul territorio, più controlli, contrasto all’abusivismo e politiche capaci di difendere il commercio di vicinato, che resta il primo presidio sociale delle nostre comunità”.

“La legalità non è un tema astratto: è la prima infrastruttura economica di ogni città, è la condizione minima per garantire sviluppo, occupazione e coesione sociale”, aggiunge il direttore di Confcommercio Toscana Franco Marinoni. “Le imprese – prosegue – stanno facendo la loro parte, investendo sempre di più in sicurezza e prevenzione, ma non basta scaricare sui privati il costo economico e sociale dell’illegalità. Serve una strategia condivisa tra istituzioni, forze dell’ordine e associazioni di categoria per restituire fiducia agli imprenditori e sicurezza ai cittadini. Al proposito, esprimo il mio apprezzamento per la disponibilità e gli sforzi delle forze dell’ordine, attente e sensibili ad ogni nostra sollecitazione e comunque sempre in prima linea nella lotta ai fenomeni criminosi”.

 

Secondo le stime nazionali dell’Ufficio Studi Confcommercio, nel 2025 l’illegalità è costata alle imprese del commercio e dei pubblici esercizi 41 miliardi di euro, mettendo a rischio 284mila posti di lavoro regolari.