Toscana

Peste suina, 645 focolai nei cinghiali in Toscana

Regione e commissario rafforzano controlli, biosicurezza e rimozione delle carcasse nelle aree interessate

Proseguono in Toscana le attività per contenere la diffusione della peste suina africana e proteggere il patrimonio zootecnico. Il punto della situazione è stato fatto a Livorno, a Palazzo Strozzi Sacrati, dal presidente della Regione Eugenio Giani e dal commissario regionale per la PSA Giorgio Briganti, secondo le indicazioni del commissario straordinario nazionale.

Dal gennaio 2026 al 14 settembre sono stati individuati 645 focolai nei cinghiali. Negli allevamenti domestici sono stati invece registrati due episodi: uno a Comano, in provincia di Massa-Carrara, alla fine di giugno, e l’altro a San Marcello Piteglio, nel Pistoiese, nel mese di luglio.

Le aree sottoposte a restrizione

Le attività di contrasto interessano soprattutto i Comuni compresi nelle zone di restrizione, dove la presenza della malattia impone misure specifiche di controllo e prevenzione. Le aree coinvolte si trovano nelle province di Massa-Carrara, Lucca, Pistoia, Prato, Pisa e Firenze.

Tra gli interventi citati dal presidente Giani c’è il sistema di barriere predisposto per impedire ai cinghiali di attraversare le principali arterie viarie, tra cui la A11 e la Fi-Pi-Li. L’obiettivo è limitare la diffusione del virus verso le zone più meridionali della regione e ridurre il rischio di contagio negli allevamenti, con possibili conseguenze per il settore zootecnico.

Carcasse, abbattimenti e biosicurezza

La peste suina africana è una malattia virale che colpisce cinghiali e suini domestici. È altamente contagiosa e spesso letale per gli animali, ma non si trasmette all’uomo. Il virus può inoltre rimanere nell’ambiente e nei materiali contaminati; per questo la rimozione tempestiva delle carcasse e il rispetto delle misure di biosicurezza sono considerati essenziali.

La strategia regionale, in linea con il Piano strategico operativo per il controllo della PSA nel sub-cluster Toscana ed Emilia-Romagna, si concentra su tre direttrici: ricerca delle carcasse, riduzione della popolazione di cinghiali e rafforzamento della prevenzione negli allevamenti. La ricerca è stata intensificata anche con unità cinofile composte da cani addestrati e conduttori, promosse dal commissario nazionale con il supporto dell’ENCI.

Il recupero e lo smaltimento delle carcasse servono a ridurre la pressione virale nell’ambiente e a raccogliere informazioni utili al monitoraggio dell’epidemia. Proseguono inoltre i prelievi dei cinghiali con il contributo del mondo venatorio: in alcune fasce territoriali l’obiettivo arriva fino al 150 per cento dei prelievi effettuati nell’anno precedente.

Per gli allevamenti è stata istituita una task force di medici veterinari incaricata di rafforzare gli standard di prevenzione nelle aziende toscane. In collaborazione con le associazioni di categoria sono previste anche attività formative per gli operatori. Proseguono, infine, il coordinamento con ANCI Toscana, i sindaci, le Prefetture e le Forze di polizia, oltre all’installazione di cartellonistica nelle aree soggette a restrizione.

Una nuova ordinanza firmata la scorsa settimana dal presidente della Regione rende operativa la gestione delle risorse assegnate dal commissario straordinario nazionale per gli abbattimenti e le misure di mitigazione. Regione Toscana e commissario regionale continueranno a monitorare l’evoluzione epidemiologica e a rimodulare gli interventi in coordinamento con le autorità nazionali.