Il ritorno all’ora solare è previsto nella notte tra sabato 24 e domenica 25 ottobre 2026. Alle 3 del mattino le lancette dovranno essere spostate indietro di un’ora, tornando alle 2. Il passaggio riguarderà l’Italia e tutti i Paesi dell’Unione europea.
La modifica consentirà di dormire un’ora in più nella notte del cambio, ma altererà immediatamente la distribuzione della luce durante la giornata. Le mattine saranno più luminose, mentre il buio arriverà prima nel pomeriggio. Smartphone, computer e altri dispositivi digitali dovrebbero aggiornarsi automaticamente; per gli orologi analogici e i sistemi più datati sarà invece necessario intervenire manualmente.
Un orario valido per l’inverno
Il nuovo orario resterà in vigore per tutta la stagione invernale, fino all’ultima domenica di marzo. Il 28 marzo 2027 è infatti previsto il successivo passaggio all’ora legale, con lo spostamento delle lancette in avanti. L’alternanza viene collegata alla necessità di sfruttare la luce naturale e di contenere i consumi energetici. L’ora solare segue, in particolare, il riferimento astronomico del mezzogiorno, cioè il momento in cui il Sole raggiunge il punto più alto nel cielo.
In Italia la prima sperimentazione risale al 1916, durante la Prima guerra mondiale. L’ora legale è stata poi reintrodotta stabilmente nel 1966, con l’obiettivo di ridurre il consumo di elettricità utilizzando più a lungo la luce pomeridiana nei mesi caldi. Dal 1996, l’Unione europea ha uniformato le date del cambio nei Paesi membri, fissando il ritorno all’ora solare nell’ultima domenica di ottobre.
Il tema dei consumi energetici
Il risparmio energetico resta uno degli elementi centrali del dibattito sull’opportunità di mantenere il doppio cambio annuale. Secondo i dati di Terna emersi durante un’indagine conoscitiva parlamentare, l’attuale sistema, con sette mesi di ora legale, garantisce un risparmio annuo stimato in circa 302 GWh.
Un’eventuale estensione dell’ora legale anche ai mesi invernali, abolendo quindi il ritorno all’ora solare, potrebbe produrre un ulteriore risparmio di circa 160 GWh. Il totale arriverebbe così a 462 GWh, pari a circa lo 0,15% del fabbisogno elettrico nazionale. Sul mantenimento dell’attuale alternanza o sull’adozione di un orario permanente restano però posizioni differenti, sia sul piano politico sia su quello scientifico: al risparmio energetico si contrappongono le valutazioni sugli effetti del cambio d’ora sulla salute e sui ritmi circadiani.