Una trasformazione demografica destinata a incidere sull’assetto sociale ed economico della provincia di Viterbo emerge dalle proiezioni a lungo termine elaborate dall’Istat nel report sulle previsioni della popolazione residente. Lo scenario mediano indica un progressivo invecchiamento, la riduzione delle persone in età lavorativa e un aumento dei flussi migratori verso l’esterno.
Famiglie sempre più senza figli
Il cambiamento più rilevante riguarderà la composizione dei nuclei familiari. Nel 2044, secondo le stime, nel Centro Italia le coppie con figli diventeranno minoranza. La tendenza si inserisce in un quadro nazionale nel quale le coppie con figli passerebbero dagli attuali 7 milioni e mezzo a 5 milioni e 800mila nel 2050, arrivando a rappresentare il 21% del totale delle famiglie.
Nello stesso periodo, i nuclei senza figli dovrebbero aumentare fino a quota 5 milioni e 900mila. Il riequilibrio riflette il calo delle nascite e la progressiva riduzione della popolazione complessiva. Le proiezioni nazionali indicano infatti 13 milioni di abitanti in meno entro il 2080, mentre le emigrazioni salirebbero dalle 144mila persone attuali a 176mila nel 2030, fino a raggiungere 183mila nel 2080.
L’impatto sulla Tuscia
Le conseguenze più pesanti sono attese nei piccoli comuni e nelle aree interne della Tuscia. Nei centri periferici, soprattutto nei borghi montani e rurali, la carenza di servizi, le limitate opportunità occupazionali e le difficoltà nei collegamenti possono spingere i giovani in età fertile a trasferirsi fuori provincia.
Nel capoluogo, i finanziamenti del Next Generation EU consentono di mantenere attivi alcuni cantieri destinati alle strutture per l’infanzia. Nei comuni più piccoli, invece, la diminuzione dei residenti rischia di alimentare un circolo vizioso: meno abitanti possono portare alla chiusura delle scuole e dei presidi sanitari essenziali, aggravando la marginalità economica delle aree interne e accelerando lo spopolamento.