Nazionale

Mattarella: a scuola non si possono celebrare 51 ricorrenze

Il presidente invita a distinguere festività e solennità, tra date ufficiali e appuntamenti simbolici

Mattarella: a scuola non si possono celebrare 51 ricorrenze

Il numero delle giornate nazionali da ricordare nelle scuole riapre il tema dell’equilibrio tra memoria civile, attività didattica e calendario istituzionale. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha richiamato l’attenzione sull’impossibilità di celebrare tutte le 51 ricorrenze previste, secondo quanto riportato nel titolo della notizia, sottolineando di fatto la necessità di distinguere tra gli appuntamenti e di stabilire quali possano trovare spazio nel percorso scolastico.

Festività e solennità non coincidono

Il quadro italiano comprende innanzitutto i giorni festivi stabiliti per legge. Tra questi figurano Capodanno, l’Epifania, la Festa della Repubblica, la Festa della Liberazione dal nazifascismo, la Festa del Lavoro, il Natale e il giorno di Santo Stefano. Si tratta di date riconosciute dal calendario ufficiale, alle quali si collegano specifiche conseguenze sul piano civile e organizzativo.

Accanto alle festività esistono le solennità civili. Queste giornate non sono considerate festive, ma hanno una funzione pubblica e commemorativa. La loro ricorrenza prevede, tra l’altro, l’imbandieramento degli edifici pubblici, senza comportare automaticamente la sospensione delle attività o la chiusura delle scuole.

Il significato delle giornate commemorative

Tra le solennità indicate figurano il Giorno del ricordo dedicato agli istriani, fiumani e dalmati, la Festa dell’Unità nazionale e la Giornata del ricordo dei Caduti militari e civili nelle missioni internazionali per la pace. Sono appuntamenti con significati storici e istituzionali differenti, accomunati dalla volontà di mantenere viva la memoria attraverso iniziative pubbliche.

Il richiamo del Quirinale si inserisce quindi nel dibattito sulla quantità di giornate da proporre agli studenti. Il problema non riguarda soltanto la presenza formale di nuove date nel calendario, ma anche la possibilità concreta di organizzare momenti di approfondimento senza trasformare ogni giornata nazionale in un obbligo celebrativo. La distinzione tra festività e solennità consente di chiarire il diverso valore giuridico e civile degli appuntamenti.

Il tema resta legato al ruolo della scuola nella trasmissione della memoria e dei valori condivisi. Le date previste dall’ordinamento possono offrire occasioni didattiche, ma la loro gestione richiede una selezione e una programmazione compatibili con il normale svolgimento delle lezioni. Nel materiale di partenza non viene fornito l’elenco completo delle 51 giornate né una graduatoria delle ricorrenze definite più curiose.