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Ma basta davvero spedire quattro email per bloccare i cieli di tutta Europa? La risposta di Crosetto

Il ministro: "C'è qualcuno che ha l'interesse ad alimentare le tensioni, ma nessuno può dimostrare che l'attacco arriva da A, B o C"

Ma basta davvero spedire quattro email per bloccare i cieli di tutta Europa? La risposta di Crosetto

Il giorno dopo. Il giorno delle domande.

Quanto è vulnerabile il sistema europeo dei trasporti davanti a una minaccia che può essere lanciata con una semplice e-mail?

E soprattutto:

Siamo davvero di fronte a un problema di sicurezza aeroportuale o stiamo assistendo a una nuova forma di guerra psicologica (l’ormai “famosa” guerra “ibrida”), capace di mettere in difficoltà un intero continente senza usare armi, bombe o droni?

Come detto, è il giorno delle domande, il mondo si interroga e il nodo principale non è di poco conto, ovvero non banalizzare le minacce, ma neppure confondere una raffica di falsi allarmi con un attacco terroristico o militare.

L’allarme nei cieli, una giornata da dimenticare

Le notizie della giornata di ieri, giovedì 5 novembre 2026 hanno dato conto di 27 voli coinvolti, (dieci collegati all’Italia secondo una ricostruzione giornalistica), dirottamenti, controlli, caccia militari in volo e nessun ordigno trovato.

Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha richiamato il rischio di una strategia del caos e della guerra sotto soglia, di fatto la cosiddetta “guerra ibrida”.

Il ministro della Difesa Guido Crosetto

La posizione della Difesa: “Sulle minacce ibride c’è da tempo un lavoro continuo”.

Proprio il rappresentante del Governo ha affrontato le dinamiche della giornata di ieri durante una seduta di question time al Senato dove è arrivata la sollecitazione di un vertice a Palazzo Chigi:

“Del tema del minacce ibride, come sapete, io ne parlo da tre-quattro anni, quindi non c’è bisogno di un vertice. È un lavoro che è stato fatto in questi anni e che deve proseguire e intensificarsi”.

E ancora:

“Mi pare che ormai ogni giorno, dai frigoriferi alle scorte di sangue in Francia, a questi finti allarmi, c’è qualcuno che ha l’interesse ad alimentare le tensioni. Noi abbiamo l’interesse invece a fare il contrario e garantire la sicurezza del Paese. Il lavoro è continuo, costante, riguarda tutti i settori dello Stato che devono occuparsene. La sicurezza per la sua parte, il comparto, la polizia e chiunque altro”.

Cosa è una guerra “sotto soglia”

Ma non solo. A chi gli chiedeva se si conosce chi ha organizzato gli allarmi bomba aerei di ieri, il ministro ha spiegato:

“Si chiama guerra sotto soglia perché è sotto la soglia di attribuzione. Viene fatta apposta in questo modo, perché nessuno possa attribuire a un colpevole. È la stessa cosa che vale per gli attacchi cyber. Sono al 99% sotto la soglia di attribuzione. Quindi tu lo subisci, devi difenderti, magari ti fa danni, ma nessuno può dimostrare che arriva da A, B o C. Uno può dubitare da dove può arrivare ed è una nuova minaccia a cui sono quattro anni che dico che in qualche modo dovremmo abituarci”.

E ancora:

“Tutti questi attacchi fanno parte di una strategia per aumentare il caos. Ieri ce ne sono stati, poi per fortuna ci sono rivelati tutti i falsi. È un esempio di come è facile, comunque, innescare problemi, innescare ansia e creare psicosi nei nostri paesi”.

E infine sui caccia militari che si sono alzati in volo per scortare i voli interessati dall’allarme:

“E’ una procedura normale, partono tutte le volte che viene segnalato qualche volo con dei sospetti, come in questo caso”.

Tanti falsi allarme, i prossimi scenari, come influiranno sulla nostra quotidianità?

Come detto, il bilancio delle verifiche, almeno finora, è rassicurante: nessun ordigno è stato trovato.

Ma sarebbe un errore considerare la vicenda soltanto una sequenza di scherzi di pessimo gusto.

Perché il problema non è soltanto quello che queste email annunciano. È quello che riescono a provocare.

Da ieri a queste ultime ore è opinione condivisa da tutti, e su diversi piani, che una segnalazione di bomba a bordo di un aereo non può essere ignorata.

Nessun comandante, nessuna autorità aeroportuale e nessun Governo può permettersi di scommettere sulla falsità di una minaccia quando in gioco ci sono centinaia di vite umane.

Gli allarmi sui voli, protocolli e paradossi

Il protocollo impone verifiche, precauzioni e, quando necessario, deviazioni ed è giusto che sia così.

La sicurezza dei passeggeri viene prima di qualsiasi considerazione economica o organizzativa.

Ed è proprio qui che emerge il paradosso.

Chi invia una minaccia potrebbe non avere alcuna capacità concreta di colpire un aereo.

Eppure può ottenere un risultato immediato: costringere le autorità a intervenire, mettere sotto pressione le compagnie, creare ritardi, disorientare i passeggeri e impegnare risorse pubbliche.

Tutto ciò è ineluttabilmente imbarazzante.

Non è necessario far esplodere una bomba per produrre un danno. Può essere sufficiente convincere tutti che quella bomba potrebbe esserci.

La posizione della Commissione europea e la “frammentazione”

Nel frattempo, il commissario europeo ai Trasporti Apostolos Tzitzikostas ha invitato alla prudenza, ricordando che è prematuro trarre conclusioni sui collegamenti tra le diverse segnalazioni.

Il commissario europeo ai Trasporti Apostolos Tzitzikostas

In questo scenario, vale la pena considerare l’aspetto della “frammentazione”.

L’Europa ha infatti costruito un sistema di trasporti integrato, nel quale un volo può attraversare diversi spazi aerei nazionali in poche ore.

Con un aspetto non di poco conto: una segnalazione ricevuta a Roma può avere conseguenze su un collegamento internazionale, coinvolgere un aeroporto francese, richiedere l’intervento di un caccia e attivare procedure in un altro Paese ancora.