Trieste (TS)

Il vescovo Trevisi richiama persecuzioni, disagi e disuguaglianze

A Trieste, il discorso ha toccato profughi, giovani, famiglie, anziani e persone sole.

Un pensiero per i cristiani perseguitati, per i giovani scesi in piazza, per le famiglie alle prese con la precarietà lavorativa e per le ricchezze concentrate nelle mani di pochi. Sono alcuni dei temi affrontati dal vescovo Enrico Trevisi nell’omelia pronunciata nella giornata dedicata a San Giusto Martire, patrono di Trieste, martedì 3 novembre.

Il richiamo alle persecuzioni religiose

Nel corso della celebrazione, il vescovo ha ricordato i 220 milioni di cristiani che, secondo il rapporto Perseguitati e dimenticati?, relativo al periodo 2024-2026 e pubblicato dalla Fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre, sono vittime di violenze o persecuzioni religiose. Trevisi ha citato alcune testimonianze di persone cristiane perseguitate e torturate in Paesi come la Nigeria e in altre aree dell’Africa subsahariana.

Quella regione, ha osservato, sembra diventare il principale focolaio mondiale della violenza islamista integralista, con una tipologia di aggressioni che punta alla pulizia etnica e religiosa. Il richiamo alle persecuzioni, ha aggiunto, riguarda anche realtà come la Corea del Nord, la Cina, l’India e il Pakistan. Nell’omelia è stata inoltre citata la posizione di monsignor Ettore Balestrero, osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite, secondo cui l’ostilità anticristiana viene spesso ignorata o ridimensionata dai media internazionali.

Le fragilità sociali e il caso dei profughi

Trevisi ha collegato il tema internazionale a una situazione che riguarda anche il territorio triestino. Ha parlato dei profughi cristiani, citando ad esempio quelli pakistani che arrivano a Trieste o in altre città italiane e che, a suo giudizio, vengono talvolta guardati con diffidenza. Il vescovo ha sostenuto che alcuni di loro non vengono creduti quando raccontano le persecuzioni subite e finiscono per essere respinti dalle Commissioni territoriali. Ha aggiunto di conoscere personalmente alcune di queste persone.

La parte finale dell’omelia è stata dedicata alle diverse forme di fragilità presenti nella società. Trevisi ha richiamato le proteste dei giovani, descritti come persone che hanno bisogno di adulti capaci di ascoltare le loro idee, le paure e il senso di vuoto davanti al futuro. Ha poi menzionato le famiglie con lavori sottopagati e precari, in difficoltà ad arrivare alla fine del mese, contrapponendo questa condizione alle ricchezze accumulate da pochi e ponendo interrogativi su monopoli, sgravi fiscali e paradisi fiscali.

Tra le altre realtà ricordate dal vescovo ci sono gli anziani, le persone sole, chi affronta la povertà abitativa, le persone con disturbi psichiatrici e i migranti. La conclusione dell’intervento è stata affidata a un invito a vincere le paure e a costruire relazioni attraverso il dialogo. Nonostante le difficoltà richiamate, Trevisi ha ribadito di non voler perdere la speranza e ha indicato nella capacità di confrontarsi un possibile percorso di civiltà.