Vercelli (VC)

Il Pride di Vercelli raccontato da una giovane partecipante

Licia collega la manifestazione a diritti civili, pace, antifascismo e libertà d’informazione.

Una giovane partecipante ha affidato a VercelliOggi.it le proprie riflessioni sul Pride del 19 settembre 2026 a Vercelli. Nel suo intervento, Licia spiega le ragioni della presenza in piazza e interpreta la manifestazione come uno spazio capace di riunire battaglie diverse: dai diritti delle persone LGBTQIA+ alla pace, dall’antifascismo alla difesa della libertà d’informazione.

Una piazza per unire le battaglie

La partecipante racconta di aver trovato nel Pride un luogo di apertura e di condivisione. A motivarla, in particolare, è stato un appello diffuso sui social dall’attivista Priscilla, secondo cui l’orgoglio non dovrebbe limitarsi alle questioni legate all’identità di genere e all’orientamento sessuale, ma comprendere anche la solidarietà verso i popoli oppressi e le lotte femministe, transfemministe e antifasciste.

Nel testo, Licia contesta una visione frammentata delle rivendicazioni sociali, nella quale ogni gruppo sarebbe chiamato a occuparsi soltanto dei propri diritti. Al contrario, sostiene che l’unione tra comunità differenti possa diventare la base per contrastare le disuguaglianze e i meccanismi di esclusione. La manifestante collega questo tema alla globalizzazione economica e al rischio che categorie sociali diverse vengano contrapposte tra loro, fino alla costruzione di capri espiatori.

La riflessione richiama anche la figura di Giacomo Matteotti, indicato come simbolo di chi ha denunciato l’uso della propaganda e della manipolazione del consenso. Licia cita inoltre Umberto Eco e le sue analisi sul fascismo, insieme ai pensieri libertari di Pëtr Kropotkin e dell’antropologo David Graeber, per sottolineare il valore della partecipazione dal basso e delle pratiche democratiche.

Pace e libertà d’informazione

Nel racconto trovano spazio anche i temi del pacifismo e della nonviolenza. La partecipante afferma di riconoscersi nelle iniziative di diverse realtà impegnate per la pace e contro la militarizzazione della scuola, della società e delle università, citando associazioni e gruppi attivi tra Casale Monferrato e Vercelli.

Durante il Pride, Licia ha portato alcuni cartelli dedicati anche al disegno di legge sull’antisemitismo e al cosiddetto decreto bavaglio. Secondo la sua posizione, questi provvedimenti potrebbero incidere sulla libertà di informazione e sulla possibilità per i giornalisti di pubblicare notizie relative all’attività della magistratura. Nel testo viene ricordata, in questo contesto, la collaborazione ideale con gli attivisti del Mattone Rosso di Vercelli.

La partecipante descrive infine la manifestazione come un momento di incontro tra attiviste e attivisti, famiglie e singole persone, accomunate dalla volontà di costruire un percorso condiviso pur partendo da esperienze e sensibilità differenti. Il Pride, nella sua lettura, diventa così uno spazio pubblico nel quale affrontare insieme i temi dei diritti, della pace e della partecipazione democratica.