È stato presentato all’Università di Teramo il progetto sulla giustizia riparativa Prevenire, responsabilizzare, riparare, finanziato dalla Provincia su proposta della Commissione Pari Opportunità. Il percorso durerà quattro mesi e coinvolgerà il mondo della giustizia, le istituzioni, gli operatori sociali, l’università e gli studenti degli istituti superiori.
L’iniziativa si distingue per il ruolo attribuito ai giovani, che non saranno soltanto destinatari di incontri e convegni, ma parteciperanno a laboratori di riflessione ed elaborazione. Attraverso il progetto ProvinceXGiovani, gli studenti saranno chiamati ad affrontare i temi della responsabilità individuale, del conflitto e della prevenzione della violenza.
Il significato della giustizia riparativa
Il progetto prende le mosse dalla concezione della pena espressa da Cesare Beccaria, secondo cui la sua finalità non è tormentare una persona né cancellare un reato già commesso, ma evitare che il delitto si ripeta. In questa prospettiva si colloca la giustizia riparativa, che punta a comprendere le conseguenze di un reato, riconoscere il danno e cercare, quando possibile, una forma di riparazione.
In Italia questa materia ha trovato una disciplina organica con la Riforma Cartabia. Il testo ricorda inoltre che, dal febbraio 2026, sarà attiva una rete nazionale composta da 36 centri. L’obiettivo non è sostituire la pena o cancellare la colpa, ma affiancare alla risposta sanzionatoria un percorso di consapevolezza e responsabilizzazione.
Durante il primo appuntamento, Erika Angelini ha sottolineato l’importanza di creare, una volta terminata la detenzione, opportunità di lavoro, relazioni e fiducia. Senza queste condizioni, ha spiegato, il reinserimento sociale diventa più difficile e le conseguenze ricadono sull’intera comunità. All’incontro hanno collaborato l’Università di Teramo, l’Istituto Di Poppa, che gestisce anche corsi di formazione nel carcere di Castrogno, e l’Iti Alessandrini.
Il contributo delle istituzioni e dei testimoni
Alla presentazione è intervenuto l’assessore regionale al Sociale Roberto Santangelo, che ha illustrato gli investimenti dell’Abruzzo nel settore. Tra le risorse citate figurano una scheda da 3 milioni di euro del Fondo sociale europeo destinata alla giustizia, circa 1 milione di euro per i centri rivolti ai nuovi autori di reato e ulteriori finanziamenti destinati ai Centri antiviolenza.
I docenti Marco Pierdonati, di Diritto penale, e Rosita Del Coco, di Diritto processuale, hanno inquadrato il tema alla luce della normativa italiana. Maria Rosaria Parruti, magistrato del Tribunale di sorveglianza di Pescara, ha evidenziato il rapporto tra la risposta alla colpa e la funzione rieducativa della pena, con l’obiettivo di evitare che chi torna libero commetta nuovi reati.
La giornata si è conclusa con gli interventi di Ilaria Vanna, responsabile dell’organismo di riparazione CRISI, dell’avvocato e mediatore Icilio Martire e di Giorgio Bazzega. Figlio del maresciallo Sergio Bazzega, ucciso il 15 dicembre 1976 da Walter Alasia, appartenente alle Brigate rosse, Bazzega ha raccontato il percorso che lo ha portato a superare il dolore e l’odio verso gli autori dell’omicidio.
L’incontro con Manlio Milani, presidente dell’associazione delle vittime della strage di Piazza Loggia, ha rappresentato per Bazzega un passaggio decisivo verso un lungo cammino di giustizia riparativa. Dopo una formazione specifica, oggi opera come mediatore penale e si occupa di progetti di mediazione, laboratori con minori e adulti sottoposti a pene alternative o detenuti, oltre che di testimonianze e attività formative.
Il prossimo appuntamento è previsto per il 19 novembre e sarà dedicato al rapporto tra tutela delle vittime e responsabilizzazione degli autori di violenza, con un approfondimento sul ruolo dei Centri antiviolenza e dei centri rivolti agli uomini maltrattanti.