Firenze rischia di diventare una città sempre più difficile da abitare per giovani, famiglie e lavoratori. A evidenziare le conseguenze del caro-affitti e della speculazione immobiliare è Vincenzo Scalia, professore di sociologia della devianza all’Università di Firenze, secondo il quale l’assenza di politiche adeguate può spingere una parte crescente della popolazione fuori dal centro urbano.
Il punto di partenza, nell’analisi del sociologo, è il diritto alla casa. Quando anche chi ha un lavoro non riesce più a sostenere i costi dell’abitare, le città tendono a svuotarsi dei residenti e a trasformarsi in grandi centri direzionali o in spazi dedicati soprattutto al turismo. Nel centro di Firenze, osserva Scalia, la diffusione dei bed and breakfast e, nelle aree periferiche, la costruzione di abitazioni di lusso rischiano di escludere chi non dispone di redditi sufficienti.
Chi viene allontanato deve cercare soluzioni nei comuni più lontani, affrontando ulteriori spese per raggiungere il posto di lavoro. Ai costi degli affitti si sommano così quelli per il trasporto pubblico o per l’automobile. Il fenomeno, secondo il docente, non riguarda soltanto le fasce più fragili, ma anche quella parte del ceto medio che non trova risposta né nell’edilizia popolare né nel mercato privato.
Il peso della speculazione immobiliare
Scalia ricorda che in passato il tema dell’abitare era stato affrontato anche attraverso strumenti rivolti ai lavoratori, come il piano INA-Casa, avviato nel 1949 e promosso da Amintore Fanfani. Oggi, invece, l’edilizia residenziale pubblica viene spesso considerata una soluzione destinata esclusivamente alle situazioni di disagio estremo, lasciando senza tutela una fascia intermedia sempre più ampia.
Anche la tradizionale propensione italiana alla proprietà della casa, spiega il sociologo, ha influenzato il modo di affrontare il problema. In passato mutui agevolati e cooperative rendevano più accessibile l’acquisto di un’abitazione. Nel quadro attuale, invece, la speculazione immobiliare e il peso dei grandi gruppi contribuiscono a rendere la casa un bene accessibile soprattutto attraverso il mercato.
Lo spopolamento di Firenze avrebbe effetti anche sui territori circostanti. I comuni limitrofi si troverebbero a sostenere il peso dell’urbanizzazione senza disporre necessariamente di servizi e infrastrutture proporzionati alla crescita. Il rischio, secondo Scalia, è che queste realtà perdano la propria identità senza riuscire a trasformarsi in vere città, mentre aumentano anonimato, distanza sociale e sfiducia.
Il rischio di nuove proteste
Le mobilitazioni esplose in Spagna sul tema dell’abitare vengono indicate come un possibile segnale anche per l’Italia. Il malessere, sottolinea il professore, si è già manifestato in forme diverse e potrebbe tradursi in proteste più ampie se il problema non verrà affrontato. L’emergenza abitativa, aggiunge, non dovrebbe essere letta soltanto come una questione di ordine pubblico, ma come un tema sociale e politico.
Tra le possibili misure indicate figurano maggiori risorse per l’edilizia pubblica, il censimento delle abitazioni inutilizzate, interventi sui mutui e politiche capaci di sostenere i piccoli proprietari. Per il sociologo è inoltre necessario organizzare servizi e infrastrutture in relazione ai bisogni dell’area metropolitana, così da ridurre gli spostamenti obbligati. Senza un intervento strutturale, conclude, Firenze rischia di perdere una parte della popolazione che oggi lavora e vive in città.