Marche

Dal clima del VI secolo una lezione per le crisi di oggi

Paolo Foglini richiama l’esperienza benedettina: comunità, sobrietà e condivisione come possibili risposte alle fragilità contemporanee

L’aumento dei costi dell’energia, dell’acqua e dei beni di prima necessità, insieme alle pressioni sull’ambiente e alle difficoltà sociali, riporta al centro il tema di come affrontare periodi di forte instabilità. A proporre una riflessione sul rapporto tra le crisi contemporanee e le esperienze del passato è Paolo Foglini, già direttore del reparto di Diabetologia dell’ospedale Murri di Fermo.

In un articolo pubblicato sulla rivista Il Gusto… della vita, il medico prende spunto dalla crisi che colpì l’Europa nel VI secolo dopo Cristo. Tra il 536 e il 540, una serie di grandi eruzioni vulcaniche provocò un brusco raffreddamento del clima. Le fonti dell’epoca riferiscono di un sole privo di luce, estati fredde e raccolti compromessi. Le ricostruzioni della climatologia moderna hanno confermato la gravità di quello che viene considerato uno dei più intensi shock climatici dell’ultimo millennio e mezzo.

Il raffreddamento e la crisi della società

Le conseguenze furono estese: carestie, instabilità sociale e una maggiore vulnerabilità alle malattie. In seguito arrivò anche la peste di Giustiniano, aggravando un quadro già segnato dalla riduzione delle risorse e dall’indebolimento degli equilibri politici e demografici. Secondo Foglini, in quel contesto la sopravvivenza non dipese dalla disponibilità di beni, ma dalla capacità di organizzare la scarsità.

È in questa fase che si affermò la figura di san Benedetto, promotore di comunità stabili e di una regola fondata su lavoro, misura, organizzazione e vita comune. La Regula benedettina, osserva il diabetologo, non fu soltanto un progetto spirituale, ma anche uno strumento concreto di resilienza. Il cibo occupava un ruolo centrale: pane, cereali, legumi e verdure costituivano la base dell’alimentazione, mentre il vino era previsto con moderazione e la carne aveva un peso limitato.

Dai monasteri alle campagne

La stagionalità dei consumi, la condivisione dei pasti, l’attenzione alle risorse e le innovazioni agricole contribuirono a trasformare le indicazioni della Regula in una cultura materiale diffusa. Il modello si estese dai monasteri alle campagne, soprattutto nell’Italia centrale, e contribuì alla formazione di una civiltà rurale duratura lungo l’asse appenninico.

Nel suo ragionamento, Foglini mette in relazione quella esperienza con le difficoltà del presente: il cambiamento climatico, la fragilità delle filiere alimentari e la solitudine sociale. La lezione benedettina, sostiene, non va letta come una semplice nostalgia del passato, ma come una possibile risorsa culturale per ripensare le politiche del cibo, la gestione del territorio e i modelli di longevità attiva. Il richiamo è quindi a forme di prossimità, sobrietà e condivisione capaci di rafforzare le comunità di fronte alle nuove vulnerabilità.