Il dibattito sull’agrivoltaico in Maremma si allarga e prova a spostarsi dalla contrapposizione ideologica alle scelte concrete. Dopo la posizione di Legambiente, favorevole a considerare le energie rinnovabili parte della transizione, e le critiche di Giacomo Gori e di I Love Grosseto, interviene Insieme per Grosseto al Centro con una proposta orientata a conciliare decarbonizzazione e tutela del territorio.
Il tema riguarda i numerosi progetti approdati in provincia di Grosseto e attualmente sottoposti alle diverse procedure di valutazione. La realizzazione degli impianti ha aperto una discussione che va oltre i singoli interventi e coinvolge il futuro energetico, agricolo e paesaggistico dell’area. Il punto centrale è stabilire dove installare i pannelli, con quali caratteristiche e a quali condizioni.
Le priorità indicate
Insieme per Grosseto al Centro sostiene che l’agrivoltaico non debba diventare né un rifiuto pregiudiziale delle rinnovabili né un’occasione per trasformare il suolo agricolo in terreno di speculazione. La proposta individua una serie di priorità: utilizzare innanzitutto le superfici già trasformate, come capannoni, ex cave, parcheggi e aree dismesse; valutare poi sistemi agrivoltaici realmente integrati con le coltivazioni, possibilmente sopraelevati, in grado di proteggere le produzioni e contribuire al reddito delle aziende agricole.
La stessa formazione chiede inoltre una maggiore integrazione tra innovazione tecnologica e patrimonio naturale, considerando alberi, siepi e biodiversità elementi essenziali del modello territoriale. Nel quadro del Piano Operativo Comunale viene proposta anche una mappatura delle superfici coperte e l’introduzione di regole più stringenti contro eventuali speculazioni fondiarie, che potrebbero rendere più difficile l’accesso alla terra soprattutto per i giovani agricoltori.
Le posizioni a confronto
Su alcuni aspetti la linea di Insieme per Grosseto al Centro coincide con quella di Legambiente. L’associazione invita a valutare i progetti nel merito, tenendo conto della qualità delle soluzioni, della tutela del suolo e del paesaggio, della continuità della produzione agricola, della biodiversità e delle ricadute sulle aziende e sulle comunità locali. Angelo Gentili sottolinea che il tempo per abbandonare le fonti fossili è limitato e che la politica deve accelerare il percorso. Per Legambiente, il fotovoltaico su tetti, aree industriali e superfici già compromesse deve rimanere prioritario, ma anche l’agrivoltaico può contribuire alla transizione energetica.
Più critica è la posizione espressa da Giacomo Gori e I Love Grosseto. Secondo questa impostazione, la Maremma dispone già di strumenti naturali per affrontare caldo, vento e perdita d’acqua: alberi, siepi, filari, frangivento e sistemi agroforestali. La frase l’ombra la fanno gli alberi riassume la richiesta di puntare sulle infrastrutture verdi, capaci di mitigare gli effetti climatici e, nello stesso tempo, di sostenere biodiversità e fertilità del suolo.
Gori pone anche una questione economica: se la locazione dei terreni per la produzione energetica diventasse molto più remunerativa rispetto all’attività agricola, potrebbe aumentare la pressione sul mercato fondiario e ridursi la possibilità per le nuove generazioni di accedere alla terra. Le diverse posizioni convergono tuttavia su un punto: prima di utilizzare nuovo suolo agricolo occorre valorizzare le superfici già disponibili. La partita decisiva resta quindi legata alla qualità dei progetti in valutazione e alle regole con cui saranno esaminati.