Bergamo (BG)

A Bergamo sciopero di 24 ore per i lavoratori di Arriva

Le organizzazioni contestano orari gravosi, modifiche improvvise e welfare legato alle assenze.

Filt-Cgil, Fit-Cisl, Ultratrasporti e Faisa Cisal hanno proclamato uno sciopero di 24 ore dei lavoratori di Arriva Italia per il 16 ottobre. La mobilitazione riguarderà il servizio di trasporto urbano nella provincia di Bergamo e sarà accompagnata da un presidio nelle corsie dell’autostazione cittadina. L’azienda dovrà comunicare gli orari delle fasce di garanzia previste per assicurare i servizi minimi.

La protesta dei sindacati

La vertenza tra le organizzazioni sindacali e la società di trasporto si trascina da tempo. Al centro della contestazione ci sono le condizioni di lavoro degli autisti, che secondo i sindacati sarebbero sottoposti a turni particolarmente gravosi, con orari di impegno che arrivano frequentemente fino a 13 ore al giorno.

Le sigle denunciano inoltre modifiche alle turnazioni comunicate con un preavviso ritenuto insufficiente, con conseguenze sulla possibilità dei dipendenti di organizzare la propria vita privata. Restano, secondo la nota, anche le richieste per una maggiore valorizzazione economica della professionalità del personale.

Il nodo del premio di risultato

Un altro punto contestato riguarda la gestione del Premio di Risultato. I sindacati riferiscono che Arriva avrebbe proposto un’erogazione massima di 400 euro in welfare, subordinata al raggiungimento, da parte di ogni dipendente, di un livello di assenze quasi pari a zero, comprese quelle legate alla malattia. Una condizione giudicata dalle organizzazioni penalizzante e difficilmente raggiungibile.

La cifra viene inoltre considerata insufficiente rispetto a quanto riconosciuto, secondo i sindacati, da altre aziende del territorio e alle dinamiche inflattive. Nella loro ricostruzione, Arriva avrebbe registrato un utile superiore a 26 milioni di euro, cresciuto di oltre 5 milioni nell’ultimo esercizio. Le organizzazioni criticano anche il ricorso ai subappalti, la destrutturazione aziendale e la mancanza di investimenti sul benessere economico e lavorativo dei dipendenti.

Filt-Cgil, Fit-Cisl, Ultratrasporti e Faisa Cisal sostengono che il trasporto pubblico locale, finanziato anche attraverso risorse pubbliche, debba essere tutelato come servizio di interesse collettivo e non gestito soltanto in funzione dell’ottimizzazione dei conti. Secondo i rappresentanti sindacali, l’attuale modello porterebbe benefici soprattutto alla società, senza un adeguato miglioramento delle condizioni di chi garantisce quotidianamente il servizio.