Piemonte

Cinquantuno borghi esclusi dall’elenco dei Comuni turistici

Presenze quasi raddoppiate in cinque anni: il caso di quattro realtà con ricettività, patrimonio e riconoscimenti.

La pubblicazione dell’elenco dei Comuni turistici del Piemonte ha portato al riconoscimento di 66 borghi dell’Astigiano, ma ha lasciato fuori altre 51 realtà. Un risultato accolto con numerose celebrazioni, che tuttavia solleva interrogativi sui criteri adottati e sulle ragioni per cui diversi centri del territorio non siano stati inseriti nella lista regionale.

Il tema si intreccia con l’andamento dei flussi turistici. Tra il 2021 e il 2025, nell’Astigiano le presenze sono quasi raddoppiate, passando da 311.000 a 582.000. Nello stesso periodo i posti letto sono aumentati da poco più di diecimila a oltre 16 mila. La crescita è attribuita soprattutto alla diffusione delle residenze turistiche, che ha contribuito ad allungare la permanenza media dei visitatori.

I requisiti per il riconoscimento

Per ottenere la qualifica regionale è necessario presentare una domanda e certificare la presenza in bilancio di una quota annuale di spesa corrente destinata al turismo, senza che sia indicato un importo minimo. Il Comune deve inoltre disporre di risorse per la promozione e possedere almeno uno dei requisiti previsti dall’elenco regionale.

Tra le condizioni figurano l’adesione all’ATL di riferimento, la disponibilità di almeno 100 posti letto e un indice turistico pari o superiore a 5, calcolato rapportando i posti letto al numero degli abitanti e moltiplicando il risultato per 100. Sono considerati anche l’appartenenza ad aree DOC, DOCG o UNESCO, la presenza di attrattive storico-culturali e religiose, di musei di rilievo almeno regionale o di beni culturali e architettonici accessibili per almeno 150 giorni all’anno.

Secondo l’analisi proposta, molti dei 51 Comuni esclusi avrebbero almeno uno dei requisiti richiesti. Da qui nasce la critica a una selezione ritenuta non del tutto comprensibile e l’auspicio che il prossimo aggiornamento dell’elenco possa includere un numero maggiore di borghi, rendendo più coerenti le dichiarazioni sulla capacità dell’Astigiano di attrarre visitatori grazie a paesaggi, cultura, enogastronomia e ospitalità diffusa.

Quattro casi esclusi

Tra le località citate c’è Bubbio, borgo disposto su un terrazzamento naturale, con la trecentesca via Maestra, il castello, la parrocchiale barocca, Casa Sizia e una galleria d’arte contemporanea. Il Comune dispone di 190 posti letto e ha registrato 2.612 presenze nel 2025. È socio dell’ATL e presenta un indice turistico pari a 24,4.

Viene indicata anche Cisterna d’Asti, dominata da una struttura fortificata già citata in un documento del 911. Dal 1980 il castello ospita il Museo Arti e Mestieri di un tempo, con oltre 4.000 oggetti legati alla cultura artigiana e contadina. I posti letto sono 162, le presenze registrate nel 2025 sono state 2.482 e l’indice turistico raggiunge 13,4.

Nel caso di Casorzo, il riferimento è al Bialbero e alla Malvasia di Casorzo DOC, oltre che al centro storico dominato dalla chiesa settecentesca di San Vincenzo. Sul sagrato si trova un ippocastano di oltre due secoli, inserito nell’elenco regionale dei Patriarchi Verdi. Il Comune è socio dell’ATL e rientra nell’area dei Paesaggi Vitivinicoli UNESCO.

Infine, Moasca è descritta come una località legata alle colline vitate del Sud Astigiano e alla presenza del castello, caratterizzato da due torri circolari e da resti risalenti a una fortificazione del 1351. Il Comune è socio dell’ATL, si trova nell’area UNESCO e comprende zone di rilievo per le denominazioni DOCG Barbera d’Asti, Canelli e Nizza.