Toscana

Efrem Calamati: «Lo sport richiede sacrificio e coraggio»

L’ex campione europeo analizza la prova di Sara Fiorini e le difficoltà delle discipline lontane dal calcio.

Efrem Calamati ha seguito in televisione gli ultimi chilometri della prova di Sara Fiorini. L’ex pugile aretino, campione europeo e italiano, ha riconosciuto nell’atleta la stessa determinazione che lo accompagnò durante la sua carriera agonistica. «Ho tifato per lei, come me ha lottato», racconta, sottolineando il valore di un risultato arrivato attraverso impegno, fatica e capacità di confrontarsi con gli altri e con se stessi.

A 62 anni Calamati continua a lavorare e, da tredici anni, si dedica alla moglie, colpita da un’emorragia cerebrale. La sua esperienza personale e sportiva lo porta a considerare il coraggio una qualità indispensabile. Nel pugilato, spiega, servono «un grande cuore» e la disponibilità a soffrire. Anche la disciplina praticata da Sara, pur diversa dalla boxe, richiede una preparazione mentale e fisica costante.

Una carriera costruita sulla rinuncia

Calamati ricorda gli anni della sua formazione, quando da adolescente preferiva la palestra alle passeggiate sul Corso. A 13 anni iniziò ad allenarsi con il padre Paolo e a 14 salì sul ring. La sua giornata cominciava alle 5 con la corsa, proseguiva con la scuola e i compiti e terminava in palestra, dove arrivava alle 17.30. «Non sono stato più bravo degli altri, ci ho messo del mio», dice oggi, indicando nel sacrificio una delle condizioni necessarie per emergere.

Secondo l’ex campione, le difficoltà dello sport aretino sono legate anche alla mancanza di risorse e di sostegno per le discipline diverse dal calcio. Negli anni Ottanta e Novanta, osserva, una situazione economica più favorevole offriva ai giovani maggiori stimoli. Oggi, invece, portare ragazzi in palestra e accompagnarli verso l’attività agonistica comporta costi che molte società faticano a sostenere. Calamati ricorda di aver proposto in passato un sostegno economico per i giovani, ma di aver ricevuto una risposta basata sulla scarsità di risorse destinate agli sport cosiddetti minori.

Il caso della Sba

Nel ragionamento rientra anche la vicenda della Sba, costretta a rinunciare all’iscrizione al campionato di Serie B per l’assenza di un imprenditore disposto a intervenire. Calamati definisce l’episodio «una vergogna» e riconosce a Mauro Castelli il merito di aver investito risorse e impegno nella società. La ripartenza con i giovani, aggiunge, non cancella il significato di una rinuncia che considera un segnale negativo per la città e per l’intero movimento sportivo.

Calamati resta comunque legato all’Arezzo e si dice soddisfatto dell’affermazione della squadra. Il ricordo degli anni della Serie B vissuti accanto all’amico e presidente Narciso Terziani si intreccia però con una critica alla tendenza, che attribuisce agli aretini, a mettere in discussione chi raggiunge risultati. Per questo richiama il proverbio latino «nemo propheta in patria». Infine, rivolge un appello al Comune: le società sportive, sostiene, hanno un ruolo sociale decisivo nella crescita dei ragazzi e devono essere sostenute con interventi concreti, non soltanto con dichiarazioni.