Toscana

Undici impianti rinnovabili, allarme per il paesaggio maremmano

A Braccagni associazioni, tecnici e residenti discutono di fotovoltaico, agrivoltaico, accumuli ed eolico: 432 Megawatt complessivi

Undici progetti tra impianti fotovoltaici e agrivoltaici sono concentrati in un’area ristretta della Maremma compresa tra Grosseto, Braccagni, Sticciano e Gavorrano. È il dato al centro dell’assemblea pubblica organizzata dalla Pro Loco Braccagni–Montepescali per discutere degli effetti delle nuove installazioni sul paesaggio agricolo, sulle attività economiche e sul territorio.

All’insieme delle proposte si aggiungono sistemi di accumulo energetico BESS e un parco eolico previsto tra Grosseto e Castiglione della Pescaia. La potenza complessiva stimata raggiunge circa 432 Megawatt. Numeri che, secondo i partecipanti all’incontro, rendono necessario valutare non solo i singoli impianti, ma anche il loro impatto cumulativo su un’area caratterizzata da attività agricole, turismo e insediamenti rurali.

Il confronto sul paesaggio

Durante la serata sono intervenuti rappresentanti di associazioni, esperti e cittadini. Francesco Pratesi, presidente di Italia Nostra Toscana, ha sostenuto che il paesaggio rappresenti una risorsa economica oltre che un patrimonio estetico e culturale. Secondo Pratesi, l’attrattività turistica, agricola e residenziale della Maremma dipende anche dalla qualità dell’ambiente e una trasformazione estesa delle campagne potrebbe incidere su questo equilibrio.

Il presidente di Italia Nostra Toscana ha inoltre richiamato l’attenzione sull’intero ciclo di vita dei pannelli, dalla produzione industriale fino allo smaltimento. Nel dibattito è emersa così la richiesta di considerare gli effetti sul consumo di suolo e sulle prospettive dell’economia locale prima dell’autorizzazione dei nuovi impianti.

Le posizioni a confronto

Patrick Marini, fondatore del comitato Le Sentinelle, ha definito il fenomeno una forma di colonizzazione energetica, sostenendo che i profitti possano concentrarsi nelle mani di grandi operatori mentre ai territori resterebbero soprattutto i costi ambientali e paesaggistici. Si tratta di una posizione contestata nel corso dell’incontro, dove non sono mancate opinioni favorevoli allo sviluppo di alcune tecnologie rinnovabili.

Giulio Borgia, produttore di biogas, ha infatti difeso le potenzialità dell’agrivoltaico e invitato i partecipanti a visitare il proprio impianto pilota. Tra le alternative citate durante l’assemblea c’è stato anche il nucleare, indicato per la densità energetica e il ridotto consumo di territorio. Al termine del confronto è stata ribadita la richiesta di un maggiore coinvolgimento delle comunità locali nelle decisioni destinate a modificare il territorio.