Montale (PT)

Impianto di Montale, bocciata la capacità invariata

Betti esclude le 50mila tonnellate e annuncia un voto popolare sul futuro della struttura

Il sindaco di Montale, Ferdinando Betti, ha respinto l’ipotesi di mantenere a 50mila tonnellate annue la capacità dell’inceneritore. La proposta, definita una possibile terza via rispetto al raddoppio dell’impianto esistente, era stata avanzata dal presidente della Regione Toscana Eugenio Giani. Secondo Betti, un impianto delle stesse dimensioni di quello attuale non avrebbe la sostenibilità finanziaria necessaria per affrontare le manutenzioni ordinarie e straordinarie.

La posizione è emersa durante la discussione di un’interpellanza presentata dal gruppo Montale Rinasce. Il capogruppo Sandro Nincheri ha chiesto chiarimenti sulle dichiarazioni di Giani, rilevando una differenza rispetto all’atto di indirizzo dell’Ato, che indica come scenario ottimizzato quello con il raddoppio della capacità. Betti ha ribadito che l’amministrazione comunale resta vincolata alla posizione espressa nella delibera di giunta, con la quale era stato dato mandato al sindaco di votare a favore dello scenario ottimizzato, a determinate condizioni.

Il confronto tra Comuni e Regione

Tra le condizioni indicate figura lo svolgimento di un percorso partecipativo. Il sindaco ha annunciato che la consultazione popolare si terrà tra la fine di novembre e la prima settimana di dicembre e che l’amministrazione prenderà atto dell’esito espresso dai cittadini. Betti ha inoltre negato che vi siano stati incontri tra i Comuni proprietari dell’impianto e la Regione Toscana dedicati a nuove proposte non rese pubbliche.

Il sindaco ha precisato che l’unica alternativa finora presentata è quella della torcia al plasma, avanzata dal Comune di Agliana senza il coinvolgimento dell’amministrazione di Montale. L’impianto è infatti di proprietà di tre Comuni, circostanza che incide anche sulle eventuali conseguenze economiche di una dismissione.

Bonifica e sforamenti

Altre interpellanze hanno riguardato la bonifica dell’area e il superamento dei limiti registrato il 9 luglio per diossine e furani. Lorenzo Bandinelli, capogruppo di Noi per Montale, ha contestato l’assenza di studi definitivi sulle sostanze inquinanti presenti nel sito e la mancanza di una stima precisa dei costi. La richiesta riguardava anche tempi, modalità e soggetto destinato a sostenere la spesa.

Betti ha riferito che, secondo la relazione dell’Ato, in caso di chiusura dell’inceneritore senza la costruzione di un nuovo impianto, i costi della bonifica ricadrebbero sui tre Comuni proprietari. Al momento, però, l’entità della spesa non è stimabile, ha spiegato il sindaco. Una valutazione contestata da Bandinelli, secondo il quale una prima stima avrebbe già dovuto essere disponibile.

Sullo sforamento del 9 luglio, il sindaco ha riferito di essere stato informato soltanto il 16 agosto. Il gestore avrebbe ricondotto l’anomalia a un’interruzione dell’energia elettrica, verificatasi nella stessa giornata, e al contemporaneo malfunzionamento di un generatore. Nincheri ha giudicato inaccettabile il ritardo di 45 giorni nella comunicazione dell’episodio.