Ambiente Asti interviene sul tema dei PFAS dopo l’intervista all’assessore all’Ambiente Luigi Giacomini. In una nota firmata dal consigliere comunale Mario Malandrone, il gruppo condivide la necessità di evitare sia gli allarmismi sia le rassicurazioni prive di riscontri, ma chiede che alle dichiarazioni di principio seguano dati, verifiche e informazioni accessibili.
Secondo Ambiente Asti, la priorità indicata dall’assessore è disporre di informazioni aggiornate, attendibili e riferite in modo specifico al territorio. Da qui le domande rivolte all’Amministrazione: quali dati siano oggi disponibili sulla presenza di PFAS, quali controlli siano stati effettuati, con quale frequenza e con quali risultati. Il gruppo chiede inoltre di sapere dove i cittadini possano consultare questa documentazione.
Il monitoraggio richiesto
La nota esprime perplessità sull’ipotesi che cittadini e condomini possano rivolgersi autonomamente a laboratori privati per analizzare l’acqua. Per Malandrone, un esame a pagamento può rappresentare uno strumento ulteriore per chi voglia approfondire la situazione della propria abitazione, ma non può sostituire una risposta istituzionale sulla qualità dell’acqua potabile.
Il controllo, sostiene Ambiente Asti, dovrebbe essere pubblico, sistematico e territorialmente significativo, oltre che trasparente. L’obiettivo non sarebbe soltanto conoscere la situazione di un singolo condominio, ma avere un quadro complessivo delle risorse idriche e delle matrici ambientali del territorio. La tutela della salute e dell’ambiente, aggiunge il gruppo, non può dipendere dalla possibilità economica dei singoli di sostenere il costo di un’analisi.
Tra le richieste rivolte all’Amministrazione comunale figurano la pubblicazione dei dati aggiornati sulla presenza di PFAS nell’acqua e nelle altre matrici ambientali, l’indicazione dei controlli svolti dagli enti competenti e dei relativi esiti, oltre alla verifica dell’esistenza di un monitoraggio specifico e continuativo.
Il ruolo delle istituzioni
Ambiente Asti chiede anche di sapere se il Comune intenda coinvolgere ARPA, ASL e gli altri enti competenti per ottenere un quadro aggiornato della situazione. Il gruppo sollecita la raccolta dei risultati in uno spazio semplice da consultare e domanda quale ruolo concreto l’Amministrazione voglia assumere nel coordinamento delle attività e nell’informazione alla popolazione.
La posizione espressa nella nota è che chiedere dati verificabili non significhi alimentare l’allarme, ma rappresenti il modo più efficace per prevenirlo. La semplice presenza di un contaminante, viene sottolineato, non equivale automaticamente alla certezza di un rischio sanitario; allo stesso tempo, le rassicurazioni non possono prescindere da informazioni controllabili.
Il tema viene definito delicato per la persistenza dei PFAS nell’ambiente e per l’attenzione della comunità scientifica alla loro presenza nelle matrici ambientali e all’esposizione della popolazione. Per Ambiente Asti, l’approccio dovrebbe quindi concentrarsi su monitoraggio, prevenzione, informazione e interventi quando necessari. Le certezze richiamate dall’assessore, conclude il gruppo, devono essere costruite attraverso controlli indipendenti e dati disponibili per tutti, trasformando la trasparenza ambientale da principio a pratica amministrativa.