Il recente incendio al Monte Barone ha riacceso il dibattito sulla prevenzione degli incendi boschivi e sulla tutela del territorio. In un intervento diffuso dopo il ritorno dei gestori e dei volontari al rifugio, Marcello Guelpa ha espresso apprezzamento per il lavoro svolto e ha richiamato la necessità di decisioni future da parte delle istituzioni e delle amministrazioni competenti.
Secondo quanto riportato nel suo intervento, il rogo sarebbe stato innescato da alcuni fulmini e sarebbe rimasto attivo per 18 giorni. Le fiamme hanno interessato oltre 1.700 ettari di territorio, provocando conseguenze rilevanti sul patrimonio boschivo e sull’assetto ambientale dell’area.
Le operazioni di spegnimento
La gestione dell’emergenza ha richiesto più di 11.000 ore di lavoro da parte dei Vigili del Fuoco e dei volontari AIB, gli Antincendi Boschivi. Alle operazioni hanno contribuito anche i lanci d’acqua effettuati da Canadair ed elicotteri regionali, per un totale indicato in oltre 1,2 milioni di litri. La conclusione dell’emergenza è stata favorita anche da una successiva ondata di piogge intense.
Nel bilancio delineato da Guelpa rientrano il danneggiamento delle aree boschive, il rischio di dissesto idrogeologico, i danni a infrastrutture e rifugi, oltre ai possibili problemi per la sicurezza dei centri abitati. Anche l’attività escursionistica, viene sottolineato, risulta compromessa dalle condizioni del territorio dopo il passaggio delle fiamme.
Il tema della prevenzione
La riflessione proposta distingue tra l’evento naturale che ha dato origine al rogo e le condizioni che ne hanno favorito la propagazione. Se il fulmine viene indicato come l’innesco, il riscaldamento globale e le condizioni ambientali aggravate dalla presenza di gas serra vengono descritti come fattori capaci di trasformare un focolaio isolato in un incendio di vaste proporzioni.
Per Guelpa, prevenire il fulmine è di fatto impossibile, mentre è necessario intervenire sulla gestione forestale e sulla preparazione del territorio. L’obiettivo, secondo la sua analisi, dovrebbe essere creare condizioni tali da impedire che un eventuale focolaio si trasformi in un’emergenza difficile da controllare. Non vengono indicate soluzioni immediate o definitive, ma viene rivolto un appello alle istituzioni e alle amministrazioni affinché assumano decisioni ritenute sagge e adeguate alle difficoltà ambientali in corso.
Nel testo viene inoltre richiamato il lavoro dei gestori del rifugio e dei volontari, insieme alla volontà di credere nella rinascita della montagna nonostante i danni subiti. L’intervento è stato diffuso come contributo di Green Ark, realtà citata anche per le proprie iniziative e i propri canali informativi.