Cattivi odori provenienti dal torrente Freddana hanno spinto alcuni residenti a costituirsi in comitato e a presentare un esposto contro ignoti. La vicenda riguarda il territorio di Pescaglia, dove il fenomeno si è ripresentato anche quest’anno, con miasmi avvertiti soprattutto nelle ore serali e acque descritte come torbide.
Il Comune ha seguito la situazione attraverso l’ufficio tecnico e la Polizia Locale, effettuando sopralluoghi e sollecitando nuovi controlli. Il sindaco Andrea Bonfanti ha spiegato che già lo scorso anno, dopo le prime segnalazioni, l’amministrazione aveva chiesto l’intervento di Arpat e della Polizia Provinciale, organismo impegnato nelle attività di prevenzione e contrasto degli illeciti ambientali.
Le verifiche di Arpat
In seguito ai campionamenti eseguiti, Arpat aveva individuato nell’anossia del torrente, provocata dal caldo eccessivo, l’origine del cattivo odore. Secondo la ricostruzione dell’agenzia regionale, la riduzione dell’ossigeno nell’acqua avrebbe causato la morte biologica delle alghe e la successiva putrefazione, con conseguente diffusione dei miasmi.
La situazione si è ripresentata nel corso dell’anno, riportando l’attenzione dei residenti sul corso d’acqua. Su richiesta del Comune e dei cittadini, Arpat è intervenuta nuovamente insieme ai carabinieri forestali, procedendo ad altri prelievi. Gli accertamenti hanno portato l’agenzia a confermare, secondo quanto riferito dal sindaco, che la causa principale degli odori sarebbe ancora riconducibile all’anossia.
La verifica sugli scarichi
Arpat ha comunque invitato l’amministrazione a svolgere controlli per verificare l’eventuale presenza di scarichi domestici non autorizzati. Il Comune ha avviato le verifiche, che risultano ancora in corso, senza che nel testo siano indicati esiti definitivi o responsabilità già accertate.
Nel frattempo sono proseguiti anche i sopralluoghi della Polizia Provinciale. Il comitato costituito dai cittadini ha presentato un esposto all’autorità giudiziaria contro ignoti, trasmesso per conoscenza anche al Comune di Pescaglia. L’iniziativa punta a sollecitare ulteriori indagini e a chiarire se, oltre alla spiegazione già fornita da Arpat, possano esserci altre cause all’origine del fenomeno.
Il sindaco ha espresso l’auspicio che possa essere aperta rapidamente un’indagine capace di fare luce sulla vicenda. Al momento, dunque, l’ipotesi indicata dagli accertamenti tecnici resta quella della decomposizione delle alghe legata alla carenza di ossigeno, mentre gli approfondimenti sugli eventuali scarichi irregolari non sono ancora conclusi.