Dopo l’abbordaggio e il fermo delle barche della Global Sumud Flotilla, anche alcuni attivisti della missione via terra sono stati bloccati (in copertina: immagini Facebook da Maghreb Sumud Organization).
Un gruppo della Global Sumud Land Convoy, la “flotilla di terra” nata per portare aiuti umanitari nella Striscia di Gaza è stato fermato domenica 24 maggio 2026 a un posto di controllo nei pressi di Sirte, nella Libia orientale, mentre cercava di negoziare il passaggio di un convoglio umanitario attraverso la Cirenaica. L’area è sotto il controllo delle forze legate al generale Khalifa Haftar.
Tra gli attivisti fermati, attualmente tenuti a Bengasi in attesa delle decisioni dell’autorità giudiziaria locale, anche due italiani: si tratta di Domenico Centrone, 33 anni, originario di Molfetta (provincia di Bari, Puglia), e Leonarda Alberizia, 67enne di Albugnano (provincia di Asti, Piemonte).
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Il convoglio umanitario
L’iniziativa della Global Sumud Flotilla puntava a raggiungere la Striscia di Gaza con circa 200 persone, sette ambulanze e dieci camion carichi di aiuti.
Secondo gli organizzatori, la missione aveva anche l’obiettivo di sostenere le prime fasi della ricostruzione del sistema sanitario e delle infrastrutture civili palestinesi.
Il convoglio era partito domenica pomeriggio ma, poco meno di un’ora dopo l’avvio della missione, gli attivisti sarebbero stati fermati dalle milizie della 604esima brigata affiliata alle forze di Haftar.
“Abbiamo perso i contatti con loro a Sirte”, ha dichiarato Maria Elena Delia, portavoce italiana di Global Sumud Italia.
Trasferiti a Bengasi
Dopo il fermo, il gruppo di dieci volontari sarebbe stato trasferito a Bengasi.
Secondo fonti legali vicine all’organizzazione, gli attivisti verrebbero considerati possibili immigrati irregolari per essere entrati nella regione senza le necessarie autorizzazioni.
Oltre ai due italiani, tra le persone fermate figurano cittadini argentini, polacchi, spagnoli, statunitensi, portoghesi, uruguaiani e tunisini.
I legali che seguono il caso non escludono una possibile espulsione nelle prossime ore, soluzione che consentirebbe il rientro rapido nei rispettivi Paesi.
Sulla pagina Facebook di Maghreb Sumud Organization, sono stati pubblicati in queste ore dei filmati preregistrati di testimonianze da parte degli attivisti, che anticipatamente riferiscono della possibilità di essere bloccati.
La Farnesina al lavoro
Sulla vicenda si è attivato il governo italiano.
“Stiamo seguendo minuto per minuto la situazione, come abbiamo seguito gli altri che erano in Israele, così seguiamo questi che sono in Libia, come facciamo per tutti i cittadini italiani”, ha dichiarato il ministro degli Esteri Antonio Tajani a margine della Giornata dell’Africa 2026.
Il titolare della Farnesina ha confermato che è in corso un’interlocuzione con le autorità di Bengasi.
“Se li espellono meglio così, stiamo lavorando. La situazione libica non è semplice”, ha aggiunto Tajani, auspicando una soluzione rapida che permetta ai due attivisti di rientrare in Italia.
Nel frattempo il consolato italiano in Libia sta cercando di entrare in contatto con Centrone e Alberizia per verificarne le condizioni di salute.
L’appello di Global Sumud Italia
Dalla rete Global Sumud Italia arriva anche una richiesta di intervento istituzionale.
“Facciamo appello al governo italiano e alle istituzioni europee perché attivino tutti i canali utili a riportarli a casa”, ha concluso la portavoce italiana dell’organizzazione.
Le prossime ore saranno decisive per capire se la vicenda seguirà la strada giudiziaria oppure quella dell’espulsione amministrativa, ipotesi che potrebbe accelerare il ritorno dei due attivisti italiani