Polesella (RO)

Il busto di Francesco Morosini torna a Polesella

Una copia marmorea trova collocazione nella tenuta polesana, tra storia familiare e percorso pubblico.

Un busto del doge Francesco Morosini è tornato a Villa Morosini a Polesella, la dimora legata alla famiglia veneziana e alla storia del territorio polesano. La scultura in marmo è stata collocata nel salone principale della villa grazie all’impegno dell’ingegnere Luciano Zerbinati, proprietario della tenuta, mecenate e collezionista.

Il rientro dell’opera offre l’occasione per rileggere una fase meno conosciuta della vita del condottiero veneziano. Morosini è ricordato soprattutto come il comandante vittorioso contro gli Ottomani, celebrato con l’appellativo di Peloponnesiaco. Prima delle imprese che lo avrebbero consegnato alla leggenda, però, attraversò un periodo segnato dalla conclusione della guerra di Candia, da un processo per insubordinazione e tradimento e dalla successiva assoluzione.

Gli anni della permanenza a Polesella

Negli anni Settanta del Seicento, lontano dai campi di battaglia, Morosini visse una stagione di transizione e di amministrazione dello Stato. Una lettera datata 26 maggio 1676, indirizzata al vescovo di Adria Tommaso Retano, documenta il suo rapporto con la tenuta polesana. In quella missiva il patrizio veneziano chiedeva il permesso di ricevere l’Eucarestia e di celebrare messa nella cappella privata allestita nella villa.

La richiesta era motivata dalla distanza dalla chiesa parrocchiale di Raccano e da quella frequentata dagli abitanti della fossa, l’area dove sorgeva il convento agostiniano e dove oggi si trova il municipio. Il vescovo rispose già il giorno successivo, 27 maggio, da Lendinara. Poche settimane dopo, il 18 luglio 1676, Morosini assunse per la seconda volta l’incarico di Provveditore all’Armar, con responsabilità sull’organizzazione logistica delle navi da guerra della Serenissima.

La sua permanenza a Polesella si colloca dunque negli anni precedenti alla guerra di Morea, iniziata nel 1684, la campagna che avrebbe consolidato la sua fama militare. Il biografo settecentesco Antonio Arrighi descrisse quel periodo con l’espressione latina his annis quiete vixit, cioè visse in questi anni in tranquillità.

La storia della scultura

Il busto esposto nella villa appartiene alla tradizione delle immagini celebrative dedicate a Morosini dopo le sue imprese. Una versione in bronzo, realizzata dal genovese Filippo Parodi, fu commissionata dal Senato veneziano quando il doge era ancora in vita. Un esemplare marmoreo è conservato al Museo Correr, mentre la copia oggi visibile a Polesella risale tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento.

Le vicende della statua sono legate alla dispersione del patrimonio della famiglia. Dopo la morte dell’ultima discendente, Elisabetta Morosini, e il passaggio dei beni alla famiglia Gatterburg, parte delle collezioni fu trasferita in Germania e a Vienna. La scultura è rimasta così a lungo lontana dal luogo al quale oggi viene nuovamente associata.

La figura rappresentata è in piedi, in atteggiamento di comando. La corazza reca il leone, mentre accanto compaiono il bastone del comandante e la cartina del Peloponneso. La riapertura della villa consente di osservare l’opera e di collegarla alla storia di Morosini e della dimora affacciata sul Po.

Villa Morosini è visitabile il sabato pomeriggio dalle 14.30 alle 18.30, con visita guidata alle 16, e la domenica negli stessi orari pomeridiani. La domenica è prevista anche l’apertura mattutina dalle 9.30 alle 12, con visita guidata alle 11.