Casalpusterlengo (LO)

A Casalpusterlengo annullata l’ordinanza sul centro islamico

L’amministrazione valuta nuove iniziative davanti ai rilievi formulati dai giudici di Palazzo Spada.

La vicenda del centro islamico di via Crema, a Casalpusterlengo, torna al centro del confronto giudiziario. La Quarta Sezione del Consiglio di Stato ha annullato l’ordinanza comunale che imponeva il ripristino della destinazione d’uso dell’immobile oppure la cessazione dell’attività di culto. Il pronunciamento ribalta la decisione del Tar della Lombardia del marzo 2024, che aveva invece riconosciuto le ragioni dell’amministrazione.

Il sindaco Elia Delmiglio ha annunciato l’intenzione di esaminare le motivazioni della sentenza insieme ai legali del Comune, per valutare eventuali nuove iniziative. Per l’amministrazione restano infatti irrisolte le questioni urbanistiche relative all’utilizzo dell’edificio situato nella zona Lever. La sentenza non chiude quindi il confronto, che potrebbe proseguire ancora sul piano legale.

La contestazione sull’immobile

Il contenzioso riguarda un edificio identificato catastalmente al foglio 20, mappale 267, acquistato dall’associazione nel maggio 2011. La struttura aveva in origine destinazioni legate a laboratorio, deposito, ufficio, cabine elettriche e scuola. Nel gennaio 2019 il Comune aveva adottato l’ordinanza numero 1, intimando il ripristino dell’uso previsto dal Piano di governo del territorio o, in alternativa, la cessazione dell’attività di culto entro 90 giorni.

Secondo l’ente, nell’immobile sarebbe stato effettuato un cambio di destinazione d’uso senza il necessario permesso di costruire. Proprio l’adeguatezza dell’ordinanza e degli accertamenti svolti prima della sua emissione è stata però contestata dal Consiglio di Stato. I giudici hanno ritenuto il provvedimento troppo generico, perché non chiariva se la violazione riguardasse un cambio d’uso accompagnato da opere edilizie oppure realizzato senza opere, né specificava quali interventi avrebbero dovuto essere eventualmente rimossi.

I rilievi del Consiglio di Stato

La sentenza ha evidenziato criticità anche nell’attività istruttoria del Comune. Le valutazioni dell’amministrazione, secondo i giudici, sarebbero state basate soprattutto su articoli di stampa e fotografie pubblicate sui social network, senza un numero adeguato di sopralluoghi, verifiche dirette o accertamenti documentati attraverso verbali della polizia locale o delle forze dell’ordine.

Tra gli elementi presi in considerazione figuravano un’inaugurazione annunciata nel 2016 ma mai realizzata e un episodio isolato risalente al 2011. Per il Consiglio di Stato, anche l’eventuale mancata collaborazione dell’associazione non poteva sollevare l’amministrazione dall’obbligo di dimostrare in modo concreto le irregolarità contestate. Il Comune dovrà ora valutare il contenuto del pronunciamento e le possibili conseguenze sul procedimento.

Sulla vicenda è intervenuto anche l’assessore regionale leghista Guido Guidesi, che ha espresso preoccupazione per una possibile colonizzazione culturale e religiosa e ha chiesto regole nazionali più chiare sulla presenza e sull’apertura di strutture di questo tipo. A sette anni dall’ordinanza comunale e a quindici dall’acquisto dell’immobile, il futuro del centro islamico resta dunque legato a un confronto amministrativo e giudiziario ancora aperto.