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Il Gatto col Cappello torna al cinema con una nuova avventura

Gabby e Sebastian affrontano trasloco, ricordi e cambiamento nell'opera diretta da Erica Rivinoja e Alessandro Carloni

Il Gatto col Cappello torna al cinema con una nuova avventura

Un gatto con un’enorme cappello a strisce bianche e rosse, un sorriso sornione e una spiccata vocazione per il disordine irrompe nella giornata di due bambini annoiati. Il Gatto col Cappello torna sul grande schermo con un nuovo film d’animazione che riprende uno dei personaggi più celebri creati da Theodor Seuss Geisel, conosciuto in tutto il mondo come Dr. Seuss.

Il lungometraggio è diretto da Erica Rivinoja e Alessandro Carloni, a quasi settant’anni dalla pubblicazione del libro e oltre vent’anni dopo il film interpretato da Mike Myers. Nella versione originale il protagonista ha la voce di Bill Hader; nell’edizione italiana è doppiato da Stefano Fresi, mentre Herbert Ballerina presta la voce a Waffle.

Un trasloco tra ricordi e mondi fantastici

La storia comincia con un cambiamento difficile da affrontare. Gabby e il fratellino Sebastian si trasferiscono in una nuova casa e faticano ad adattarsi all’ambiente sconosciuto. Tra scatoloni, nostalgia e una madre impegnata al lavoro, l’arrivo del Gatto trasforma la quotidianità in un’avventura. Il felino lavora per un’organizzazione incaricata di diffondere immaginazione e allegria, ma deve sfruttare un’ultima occasione per dimostrare il proprio valore e salvare il posto.

Gli scatoloni diventano così portali verso mondi fantastici e il gioco conduce i due fratelli attraverso i loro ricordi. Il viaggio permette ai bambini di confrontarsi con il cambiamento e di acquisire maggiore sicurezza. Il caos portato dal Gatto non è quindi soltanto una sequenza di marachelle: dietro l’irriverenza del personaggio si sviluppa un percorso di crescita.

Alessandro Carloni ha descritto il protagonista come una sorta di agente del caos già nell’albo originale, invitando però a guardare oltre i suoi disastri. Secondo il regista, quando il Gatto se ne va, i bambini risultano più sicuri di sé. Erica Rivinoja ha collegato la vicenda alla necessità di riscoprire il presente e la creatività che può nascere anche dalla noia.

La rivoluzione narrativa del Dr. Seuss

Nato nel 1904 a Springfield, nel Massachusetts, e morto nel 1991, Theodor Seuss Geisel studiò al Dartmouth College e a Oxford. Prima di affermarsi come autore per l’infanzia, lavorò come vignettista, illustratore e pubblicitario. Durante la Seconda guerra mondiale realizzò anche vignette politiche e film di propaganda.

La svolta arrivò nel 1957 con The Cat in the Hat. L’editore gli aveva chiesto un libro capace di aiutare i bambini a imparare a leggere senza annoiarli. Seuss rispose con rime, giochi di parole, ritmo e un vocabolario essenziale, trasformando la lettura in un’avventura. Da quel momento il suo stile divenne riconoscibile per i personaggi bizzarri, i mondi surreali e la capacità di affrontare temi complessi con il linguaggio dell’assurdo e dell’immaginazione.

Nel corso della sua attività pubblicò oltre sessanta libri per l’infanzia, tra cui Horton e il mondo dei Chi e Uova verdi e prosciutto. Nello stesso 1957 nacque anche il Grinch, protagonista di How the Grinch Stole Christmas!. Il personaggio verde che mette in discussione il Natale condivide con il Gatto un tratto anticonformista: entrambi spingono a distinguere le convenzioni da ciò che conta davvero. Attraverso le loro storie, Dr. Seuss ha parlato ai giovani lettori di libertà, relazioni, punti di vista e capacità di pensare con la propria testa.