In occasione della Giornata mondiale della One Health, celebrata il 3 novembre, la Rete degli Istituti Zooprofilattici Sperimentali ha ribadito il valore di un modello integrato per la prevenzione e la tutela della salute. L’approccio considera in modo coordinato la salute umana, quella animale e la qualità dell’ambiente, mettendo in relazione competenze scientifiche, diagnostiche e istituzionali.
Il tema è stato rilanciato da Nicola D’Alterio, direttore generale dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell’Abruzzo e del Molise, in rappresentanza della Rete IZS. Tra le attività indicate figurano la sorveglianza epidemiologica e diagnostica, la ricerca applicata, l’allerta precoce sulle zoonosi e sulle malattie emergenti, la sicurezza alimentare lungo la filiera, il benessere animale e la formazione degli operatori.
Prevenzione e integrazione delle competenze
Secondo D’Alterio, la collocazione degli Istituti Zooprofilattici nell’ambito del Sistema sanitario nazionale e dei sistemi sanitari regionali, sotto la vigilanza del Ministero della Salute, costituisce un elemento distintivo rispetto a strutture analoghe presenti in altri Paesi, spesso collegate ai Ministeri dell’Agricoltura. La rete, radicata sull’intero territorio italiano, contribuisce così alla sorveglianza delle malattie e alla salubrità delle produzioni agroalimentari.
Un ruolo specifico è attribuito anche all’IZS dell’Abruzzo e del Molise, riconosciuto come Centro di referenza FAO per la One Health. L’Istituto fornisce consulenza tecnico-scientifica ai Paesi membri dell’organizzazione e collabora con gli altri enti della rete su attività come il monitoraggio dell’antimicrobico-resistenza nell’interfaccia tra uomo, animale e ambiente e l’individuazione precoce di patogeni emergenti attraverso tecnologie di Next Generation Sequencing.
Cambiamento climatico e malattie trasmesse da vettori
Nel suo intervento, D’Alterio ha richiamato anche il cambiamento climatico tra le principali sfide per la salute pubblica. L’aumento delle temperature e la modifica degli equilibri ambientali possono riflettersi sulla diffusione di malattie trasmesse da vettori, come Dengue e West Nile, con la comparsa di focolai autoctoni e un impatto diretto sui territori.
La risposta, è stato sottolineato, deve basarsi sulla conoscenza dei rischi e su un’azione coordinata tra ricerca, istituzioni e operatori. La disponibilità di sistemi di sorveglianza, dati condivisi e competenze multidisciplinari viene indicata come uno strumento per trasformare l’analisi dei fenomeni in misure concrete di prevenzione, evitando approcci allarmistici e favorendo comportamenti responsabili.