Internazionale

Morbillo, casi in aumento: perché colpisce soprattutto i trentenni

Negli Stati Uniti un decesso e oltre 4.800 infezioni; nel nostro Paese la fascia più coinvolta è quella tra 15 e 39 anni.

Il morbillo torna a destare preoccupazione negli Stati Uniti. Un bambino della contea di Lewis, nello Stato di New York, è morto dopo aver contratto la malattia: si tratta del primo decesso nello Stato in oltre 30 anni. Già lo scorso ottobre la governatrice Kathy Hochul aveva dichiarato l’emergenza per un’epidemia.

Nel Paese i contagi hanno superato quota 4.800, il livello più alto dal 1991. Alla base dell’aumento ci sono la riduzione delle coperture vaccinali e la diffusione di informazioni infondate sulla sicurezza dei vaccini. Il virus, però, non è cambiato: a essere diminuita è la capacità della popolazione di limitarne la circolazione.

Perché il morbillo torna a circolare

Il morbillo è una delle malattie infettive più contagiose. Quando la quota di persone immunizzate scende sotto la soglia del 95% con due dosi, indicata dall’Organizzazione mondiale della sanità, il virus può diffondersi più facilmente tra i non vaccinati e raggiungere anche i soggetti più fragili, come i neonati ancora troppo piccoli per ricevere l’iniezione e le persone immunodepresse.

La situazione desta preoccupazione anche in Europa e in Italia, dove i dati hanno evidenziato una ripresa dei contagi. A cambiare la percezione tradizionale della malattia è soprattutto l’età delle persone coinvolte: nel nostro Paese l’età media dei contagiati è di 30 anni e la fascia più colpita è quella tra i 15 e i 39 anni.

Secondo i dati disponibili, oltre il 93-94% dei giovani adulti con stato vaccinale noto non è vaccinato oppure non ha completato il ciclo raccomandato. In Italia, inoltre, non è stato raggiunto in tutte le regioni il target ottimale del 95% per la seconda dose. Le lacune nella copertura, sommate alla presenza di adulti non immunizzati, possono creare sacche di vulnerabilità.

Le indicazioni per gli adulti

La maggiore presenza di casi tra i giovani adulti può essere legata a lacune storiche nelle campagne vaccinali degli anni Ottanta, Novanta e Duemila, oltre che alla convinzione che il morbillo sia una malattia esclusivamente infantile. Molti trentenni e quarantenni potrebbero non aver ricevuto la seconda dose del vaccino MPR, contro morbillo, parotite e rosolia, e trovarsi esposti nei luoghi di lavoro, nelle università o durante i viaggi.

Gli esperti raccomandano di controllare il libretto vaccinale o il Fascicolo sanitario elettronico regionale per verificare di aver ricevuto due dosi. In caso di dubbi o di documentazione mancante, è possibile rivolgersi ai servizi sanitari per valutare una vaccinazione di recupero. La presidente della Simit, Cristina Mussini, ha ricordato che il morbillo può avere conseguenze gravi: si stima mediamente un decesso ogni mille casi.

Secondo il pediatra Antonio D’Avino, presidente nazionale della FIMP, la riduzione delle coperture permette al virus di tornare a circolare e può esporre soprattutto bambini e persone fragili. Per questo, ha sottolineato, è necessario mantenere alta l’attenzione, recuperare eventuali ritardi vaccinali e contrastare le sacche di mancata immunizzazione.