In Regione Lombardia è in corso una valutazione sulla possibilità di somministrare in un ospedale lombardo il farmaco al quale Jessica Scarpa affida le proprie speranze terapeutiche. L’ipotesi è ancora sottoposta agli accertamenti medici e alle procedure autorizzative, ma potrebbe consentire alla donna di ricevere il trattamento vicino alla propria famiglia.
Jessica Scarpa, 36 anni di Olginate, è madre di due gemelli di tre anni e mezzo e sta affrontando un tumore metastatico al pancreas. Dopo un intervento chirurgico e diversi cicli di chemioterapia, che non hanno dato gli esiti attesi, la donna chiede di poter accedere a un’ulteriore opzione terapeutica, con l’obiettivo di guadagnare tempo e restare accanto ai propri figli.
Il farmaco e l’uso compassionevole
Il medicinale indicato è il Rasonque, a base di daraxonrasib. Secondo le evidenze disponibili, il trattamento potrebbe rallentare la progressione della malattia. Non viene presentato come una cura risolutiva, ma come una possibilità alla quale Jessica vorrebbe accedere attraverso un percorso di uso compassionevole.
Negli Stati Uniti il principio attivo ha già ottenuto l’approvazione. In Europa, lo scorso 15 ottobre, il Comitato per i medicinali per uso umano dell’Agenzia europea per i medicinali ha espresso parere favorevole, raccomandando l’autorizzazione all’immissione in commercio. Per completare l’iter resta però necessaria la decisione definitiva della Commissione europea.
La valutazione in Lombardia
I tempi dell’autorizzazione europea sono stati ritenuti incompatibili con l’urgenza della situazione. Per questo Jessica ha avviato una raccolta fondi destinata a sostenere i costi della terapia. La mobilitazione ha superato i 400mila euro, una cifra che, secondo quanto riferito, permetterebbe di coprire circa dieci mesi di trattamento.
Il tentativo di acquistare direttamente il medicinale dalla casa farmaceutica non ha avuto esito positivo. In assenza di alternative, sarebbe rimasta la possibilità di raggiungere gli Stati Uniti, sempre che le condizioni di salute consentano alla donna di affrontare il viaggio e un percorso di cura lontano da casa.
Da qui è nato il confronto con l’assessorato regionale al Welfare, che si è riunito insieme a diversi esperti per verificare se esistano le condizioni per garantire a Jessica l’accesso al farmaco in Lombardia. Tra le ipotesi considerate c’è la somministrazione compassionevole nell’ospedale di Lecco, struttura nella quale la 36enne è già seguita.
Al momento non è stata assunta una decisione definitiva. Il percorso dovrà superare le valutazioni cliniche e autorizzative previste. In caso di esito positivo, Jessica potrebbe ricevere il trattamento in Lombardia, evitando la trasferta oltreoceano e continuando a rimanere vicino ai propri familiari.