Nino Fuiano, già presidente dell’Istituto di istruzione superiore Enrico Mattei di Vasto, interviene sul fenomeno dei cosiddetti maranza e, più in generale, sulle difficoltà che attraversano molti adolescenti. In una lettera aperta, Fuiano invita a non fermarsi alla cronaca degli episodi di violenza né alle generalizzazioni, ma a interrogarsi sulle responsabilità degli adulti, delle famiglie e delle istituzioni.
La riflessione parte da una domanda: i giovani sono davvero fuori controllo oppure è il mondo adulto ad avere smarrito la capacità di indicare loro una direzione? Fuiano cita alcune aree periferiche di diverse città italiane, da Caivano a Tor Bella Monaca, da Quarto Oggiaro a San Siro, fino a Corvetto, Giambellino, Barriera di Milano e Aurora. Sono luoghi che, nella sua lettura, rappresentano non soltanto fragilità economiche, ma anche periferie culturali e sociali, dove il disagio rischia di trasformare persone e adolescenti in etichette come branco, maranza o baby gang.
La cronaca e il rischio delle generalizzazioni
Fuiano riconosce che gli episodi di violenza tra giovani esistono e che non possono lasciare indifferenti. Il degrado, osserva, ha raggiunto livelli preoccupanti e i mezzi di informazione hanno il compito di raccontare i comportamenti violenti. Allo stesso tempo, però, le minoranze coinvolte in situazioni di disagio finiscono per ricevere maggiore attenzione rispetto alla maggioranza dei ragazzi che vive la propria età in modo ordinario.
Da qui il richiamo a evitare l’idea che tutti i ragazzi siano senza controllo, privi di futuro o identificabili con la violenza. Secondo l’autore, il problema è reale, profondo e urgente, ma non può essere affrontato soltanto attraverso la stigmatizzazione. La sua esperienza nella scuola e il rapporto costruito negli anni con gli studenti lo portano a sostenere che occorra guardare anche alle condizioni sociali e relazionali nelle quali crescono i più giovani.
Il ruolo degli adulti
Nella lettera, Fuiano richiama il pensiero di Umberto Galimberti e la presenza di un vuoto di speranza e di significato che attraverserebbe la società contemporanea. L’autore collega questo smarrimento alla perdita di riferimenti condivisi, alla prevalenza del consumo e della gratificazione immediata e alla difficoltà di proporre ideali e valori capaci di orientare le scelte.
La responsabilità, sottolinea, non può essere scaricata interamente sui ragazzi. Gli adulti dovrebbero chiedersi quale mondo stanno costruendo e quale eredità intendono lasciare. Famiglie, scuola e istituzioni sono chiamate a confrontarsi con il disagio senza ignorarlo e senza limitarsi alla sola risposta repressiva. Regole, vigilanza e controllo, nella sua impostazione, restano necessari, ma non sono sufficienti.
La conclusione della lettera affida un ruolo centrale alla genitorialità. Padri e madri, secondo Fuiano, devono essere sostenuti e aiutati a diventare testimoni e formatori autentici. L’emergenza educativa richiede quindi un impegno condiviso, condotto con serietà e competenza, per restituire ai giovani riferimenti, responsabilità e un orizzonte meno segnato dal vuoto.