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La perdita di peso associata a cambiamenti nella materia grigia

Uno studio preliminare segnala variazioni strutturali e benefici metabolici, ma non rileva progressi nei test cognitivi dopo dodici mesi.

Perdere peso potrebbe avere effetti anche sulla struttura del cervello, oltre a quelli già noti sulla salute metabolica. È quanto emerge da una ricerca pubblicata il 30 ottobre 2026 sulla rivista Obesity Science & Practice, che ha esaminato il rapporto tra riduzione del peso corporeo, parametri cardiometabolici e caratteristiche cerebrali.

Lo studio, intitolato Brain and Cardiometabolic Effects of Major Weight Loss in People With Obesity: Preliminary Cohort Findings, ha seguito persone con obesità impegnate in percorsi di dimagrimento attraverso interventi chirurgici oppure trattamenti medici e comportamentali. I ricercatori hanno confrontato chi aveva perso almeno il 40% del peso in eccesso con chi non aveva raggiunto questa soglia. I partecipanti sono stati sottoposti a valutazioni cliniche, test cognitivi e risonanze magnetiche all’inizio della ricerca e dopo un anno.

Le variazioni osservate nel cervello

Le immagini ottenute con la risonanza magnetica hanno evidenziato, nel gruppo che aveva perso più peso, un aumento del volume della materia grigia sottocorticale. Questa componente del cervello è coinvolta in diverse funzioni, tra cui il movimento, la regolazione delle emozioni e alcuni processi cognitivi.

I ricercatori hanno inoltre rilevato segnali di maggiore stabilità in alcune aree cerebrali considerate vulnerabili ai cambiamenti associati alla malattia di Alzheimer. Si tratta, tuttavia, di risultati preliminari: i dati suggeriscono un possibile legame tra dimagrimento e conservazione della struttura cerebrale, ma non dimostrano che perdere peso prevenga l’Alzheimer o la demenza.

Parametri metabolici e limiti della ricerca

Nel gruppo con la perdita di peso più consistente sono stati osservati miglioramenti anche in diversi indicatori cardiometabolici. Tra questi figurano la glicemia a lungo termine, misurata attraverso l’emoglobina glicata, il colesterolo LDL, alcuni indici della resistenza all’insulina e i livelli di proteina C reattiva, un marker dell’infiammazione.

Obesità, alterazioni metaboliche e infiammazione cronica sono condizioni associate a un maggiore rischio cardiovascolare e neurologico. Secondo l’ipotesi dei ricercatori, il miglioramento della salute metabolica potrebbe contribuire a creare condizioni più favorevoli per il funzionamento e la conservazione del cervello.

Nonostante le variazioni strutturali rilevate dalla risonanza, i test non hanno mostrato miglioramenti cognitivi statisticamente significativi dopo un anno. Non sono quindi emersi progressi misurabili nella memoria o nelle altre funzioni cognitive.

La ricerca ha coinvolto 84 persone, 54 delle quali hanno raggiunto la soglia di dimagrimento prevista. La maggioranza aveva affrontato un intervento di chirurgia bariatrica. Inoltre, lo studio non era randomizzato e il periodo di osservazione era limitato a dodici mesi. Gli autori sottolineano la necessità di seguire i partecipanti più a lungo e di ampliare il campione per verificare se i cambiamenti osservati possano tradursi nel tempo in benefici cognitivi.