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Bare cinesi, il confronto tra costi e controlli nel Varesotto

Miazzolo smentisce l’emergenza; Oldani chiede verifiche sulla conformità dei prodotti

Le importazioni di bare dalla Cina hanno aperto un confronto tra produttori europei, imprese di onoranze funebri e istituzioni comunitarie. Secondo un’inchiesta pubblicata da Politico, negli ultimi cinque anni i produttori europei sarebbero passati da circa 120 a 90, con una riduzione del 25 per cento. Le aziende del comparto stanno valutando una denuncia antidumping alla Commissione europea, sostenendo che la concorrenza possa essere influenzata da costi inferiori, sussidi e possibili irregolarità doganali.

Il tema è stato analizzato anche attraverso le valutazioni di due operatori del Varesotto: Renato Miazzolo, presidente della Federazione italiana onoranze funebri e titolare di un’impresa nel Saronnese, e Renzo Oldani, fondatore delle onoranze funebri legate all’Impresa S. Ambrogio e al Gruppo CSF Campo dei Fiori. Le loro posizioni ridimensionano l’allarme, pur partendo da prospettive diverse: Miazzolo considera la vicenda una fake news per le imprese strutturate, mentre Oldani riconosce il fenomeno e indica nella mancanza di controlli il problema principale.

I dati sulle importazioni e la denuncia antidumping

L’inchiesta di Politico, firmata dal giornalista Gerardo Fortuna e pubblicata il 29 ottobre 2026, cita i dati forniti da Folco Ciulli, consulente impegnato nella preparazione della possibile denuncia europea. In base alle stime dei produttori, il costo di realizzazione di una bara in Cina sarebbe pari a circa un terzo di quello di un prodotto equivalente fabbricato in Italia, anche utilizzando lo stesso tipo di legno.

Tra i fattori indicati figurano il costo della manodopera, il prezzo delle materie prime, eventuali sostegni pubblici e benefici fiscali legati alle esportazioni. I dati Eurostat riportati da Politico indicano che il valore delle importazioni di bare in legno dalla Cina nell’Unione europea è passato da circa 16 milioni di euro nel 2022 a 28 milioni nel 2025, con un aumento del 75 per cento. Le imprese chiedono quindi a Bruxelles di verificare se gli scambi avvengano in condizioni di concorrenza leale.

Miazzolo sostiene però che, nel mercato italiano delle onoranze funebri, la differenza di prezzo tra le casse non sia decisiva. A suo giudizio, il comparto sta attraversando una trasformazione e il valore dell’impresa dipende sempre più dalla qualità dei servizi, dalla presentazione della salma e dall’accoglienza riservata alle famiglie. La bara, in questa prospettiva, rappresenta soltanto una componente dell’organizzazione complessiva del funerale.

Il nodo dei controlli e della conformità

Oldani sottolinea che dalla Cina non arrivano soltanto bare, ma diversi prodotti destinati al settore funerario. Nel corso degli anni, spiega, sono emersi dubbi sugli spessori del legno e sulle modalità di assemblaggio. Il costo della cassa, aggiunge, incide in misura limitata sul prezzo finale del servizio, che comprende personale, mezzi, strutture, attrezzature, pratiche amministrative e disponibilità continua.

Un altro elemento dell’inchiesta riguarda una discrepanza statistica stimata in circa 30mila bare all’anno nel mercato italiano. Il dato deriva dal confronto tra produzione nazionale, importazioni, esportazioni, scorte e numero di cofani utilizzati. Tra le ipotesi avanzate dai produttori c’è la cosiddetta scappatoia Ikea, con bare importate smontate e dichiarate come componenti di legno, per essere poi assemblate in Europa. Si tratta di ipotesi e non di illeciti sistematicamente accertati. La Commissione europea ha inoltre ricordato che i prodotti smontati possono essere classificati come finiti quando conservano le caratteristiche essenziali.

Un caso giudiziario distinto è emerso in provincia di Udine, dove il 26 maggio 2026 la Guardia di Finanza ha sequestrato 99 bare cinesi nell’ambito di un’indagine per presunta frode in commercio. Tre persone risultano indagate. L’episodio riguarda una specifica impresa e non dimostra l’esistenza di un sistema generalizzato di irregolarità; per gli indagati vale la presunzione di innocenza.

La Commissione europea ha chiarito che i prodotti immessi sul mercato devono rispettare le norme applicabili in materia di sicurezza, sostanze chimiche e tutela ambientale. Bruxelles ha richiamato anche la necessità di segnalare eventuali prove sull’uso di materiali vietati o tossici, comprese vernici potenzialmente pericolose durante la cremazione. Non si tratta, tuttavia, di un accertamento sulla presenza di tali sostanze nelle bare cinesi. Il confronto resta quindi concentrato su due aspetti: la concorrenza tra produttori e il rispetto delle regole da parte degli operatori.