Internazionale

Diabete, il protocollo gratuito per i pazienti più vulnerabili

In Malesia un medico volontario combina alimentazione, movimento e digiuno per contenere la glicemia senza aumentare i farmaci

In Malesia il diabete riguarda il 15,6% degli adulti, mentre per molti rifugiati l’accesso alle cure resta ostacolato dai costi. Nella clinica gratuita di HOPE, a Kuala Lumpur, il medico volontario Ravi Nadarajan ha elaborato un protocollo basato su alimentazione, attività fisica e abitudini quotidiane, pensato per aiutare i pazienti quando non è possibile aumentare il dosaggio dei farmaci.

La struttura accoglie soprattutto rifugiati provenienti dal Myanmar, tra cui Rohingya e Chin. Chi non dispone di documentazione riconosciuta paga le tariffe previste per gli stranieri; anche i rifugiati registrati presso l’UNHCR devono sostenere il 50% dei costi applicati agli stranieri. Per famiglie con redditi precari, una visita o un ricovero possono quindi diventare difficili da affrontare. Secondo un’indagine UNHCR del 2022, la spesa media per le cure primarie era di 164 ringgit, mentre quella per le ospedalizzazioni arrivava a 5.197 ringgit.

Le tre indicazioni

Il primo elemento del protocollo riguarda la dieta: ridurre di un terzo, o della metà nei casi più severi, la quantità di riso, noodles, pane e patate, sostituendone una parte con proteine e verdure a basso costo, come tofu, uova, legumi e ortaggi di stagione. L’obiettivo è contenere il carico di carboidrati e i rialzi della glicemia, mantenendo al tempo stesso la sazietà. Tra i frutti da limitare sono indicati banana molto matura, mango, durian e uva; guava e papaya verde rientrano invece tra quelli preferibili.

La seconda raccomandazione prevede dodici ore di digiuno notturno, durante le quali sono consentiti solo acqua o tè non zuccherato. Il medico invita i pazienti a evitare dopo le sette di sera latte, caffè zuccherato e teh tarik, il tè con latte condensato tipico della Malesia. La terza indicazione è l’esercizio dopo i pasti: da dieci a venti minuti di attività a basso impatto, come camminare sul posto, salire e scendere da uno scalino o sollevarsi sulle punte dei piedi. La contrazione muscolare favorisce l’assorbimento del glucosio e può attenuare il picco glicemico post-prandiale.

Ravi sottolinea che non si tratta di medicina alternativa. Le singole indicazioni sono già sostenute da una letteratura scientifica ampia; il suo lavoro consiste nell’averle riunite in un vademecum gratuito, tradotto nelle lingue dei pazienti e condiviso anche tramite WhatsApp. Nel gruppo seguito continuativamente, composto da 16 persone, il medico riferisce di aver ridotto la dose dei farmaci in due o tre casi. I dati sono ancora in raccolta e non provengono da uno studio clinico controllato: ogni modifica della terapia viene effettuata sulla base della glicemia e sotto controllo medico.

Una difficoltà che riguarda migliaia di persone

HOPE Worldwide Malaysia gestisce la clinica insieme ad altre attività rivolte alla comunità, tra cui doposcuola, corsi e distribuzione di pacchi alimentari. Il contesto sanitario resta però complesso. A fine febbraio 2026 l’UNHCR registrava in Malesia circa 215.600 rifugiati e richiedenti asilo, 193.824 dei quali provenienti dal Myanmar. Il Paese non ha aderito alla Convenzione di Ginevra del 1951 né al Protocollo del 1967, e non dispone quindi di uno status nazionale equivalente a quello previsto nei Paesi che hanno recepito la normativa internazionale sui rifugiati.

Il diabete colpisce anche la popolazione malese, con una quota significativa di persone che non sa di avere la malattia. Il National Health and Morbidity Survey del 2023 stima infatti che il 9,7% degli adulti abbia una diagnosi già nota e che un ulteriore 5,9% non sia consapevole della propria condizione. In questo scenario, l’esperienza della clinica mostra come interventi sullo stile di vita possano affiancare le terapie, senza sostituirle, soprattutto per chi incontra barriere economiche nell’accesso all’assistenza.