Il Nucleo Anti Maranza, annunciato dal sindaco di Ferrara Alan Fabbri, è al centro di una critica firmata da Adam Atik. Nel suo intervento, l’autore chiede il ritiro dell’iniziativa, sostenendo che il nome sia discriminatorio e che, al momento, non siano ancora stati definiti organico, budget e organizzazione. La proposta arriva, secondo Atik, mentre Ferrara sarebbe passata dal quarto al novantunesimo posto in Italia per spesa sociale destinata a famiglie e minori, sulla base di una classifica citata del Sole 24 Ore.
Il nodo di educazione e inclusione
Atik distingue la necessità di sanzionare chi commette violenze o danneggiamenti dalla gestione delle cause che possono portare un ragazzo a delinquere. Nel caso dei minorenni, osserva, il sistema giudiziario prevede un percorso diverso da quello degli adulti, orientato al recupero. L’autore richiama inoltre la situazione successiva ai disordini di Milano, quando per 23 ragazzi arrestati non ci sarebbe stato posto nelle comunità, contrapponendo la posizione del ministro Carlo Nordio, favorevole all’ampliamento degli istituti penali minorili, a quella dei magistrati minorili, che chiedono più strutture educative.
Secondo Atik, il termine maranza non identifica un reato, ma una tipologia di giovane, con possibili implicazioni discriminatorie. Nel testo viene ricordato che Matteo Salvini, durante una conferenza stampa sulla proposta di legge anti-maranza, avrebbe dichiarato di non conoscere il significato della parola. L’autore contesta quindi l’uso della definizione per un progetto comunale, sostenendo che non sia coerente con l’affermazione del sindaco secondo cui le responsabilità vanno attribuite ai singoli autori delle violenze e non a un’intera comunità.
Spazi, servizi e risorse
La critica riguarda anche le politiche territoriali. Atik cita l’esperienza dell’associazione Cittadini del Mondo, della quale è presidente, che per oltre trent’anni avrebbe organizzato corsi gratuiti di italiano e doposcuola in via Kennedy prima di essere trasferita in una sede distante dal centro. Viene inoltre richiamata la situazione di Officina Meca, circolo Arci con circa 800 soci, che dopo l’incendio di gennaio avrebbe lasciato la sala Polivalente su disposizione del Comune, attendendo da nove mesi indicazioni sulla riapertura.
Nel testo si sostiene che, dopo sette anni durante i quali la sicurezza è stata una delle principali bandiere dell’amministrazione, lo stesso Fabbri abbia parlato di insicurezza crescente. Atik ricorda che nel 2025 le denunce sarebbero diminuite dell’1,8% in Italia, ma non nel Ferrarese. L’unico elemento già definito del nuovo nucleo, secondo l’autore, sarebbe il coordinamento affidato a Nicola Lodi, ex vicesindaco destinato a entrare nello staff del primo cittadino.
Atik precisa che Lodi è stato condannato in primo grado per induzione indebita, ha presentato appello ed è da considerare innocente fino a una sentenza definitiva. L’autore giudica tuttavia inopportuno affidargli il coordinamento di psicologi e assistenti sociali e chiede al sindaco di motivare la scelta. Nel frattempo, aggiunge, un’indagine antimafia su presunte infiltrazioni della ’ndrangheta coinvolgerebbe anche Ferrara.
La parte conclusiva dell’intervento è dedicata alle risorse per giovani e famiglie. Atik cita il bando comunale del novembre 2025 per i progetti educativi e aggregativi del terzo settore, dal valore di poco più di 21mila euro, e chiede di destinare al settore ogni somma prevista per il nucleo. Tra le proposte figurano educatori di strada, corsi di italiano, attività sportive, orientamento al lavoro, centri giovani, sale prove, biblioteche aperte la sera e scuole utilizzabili nel pomeriggio.
L’autore richiama infine l’aumento delle tariffe delle palestre comunali, applicato nel 2025 dopo diciassette anni, e le difficoltà segnalate da società e famiglie, in particolare per i ragazzi tra i 13 e i 16 anni. La richiesta è di cancellare i rincari, garantire fasce gratuite e riportare la spesa per famiglie e minori tra le prime in Italia. La conclusione affida al Comune il compito di rafforzare servizi sociali, scuole e spazi pubblici, mentre l’ordine pubblico resta di competenza dello Stato.