Lombardia

Chiusura notturna del Punto di primo intervento, la contrarietà dei sindacati

I rappresentanti dei lavoratori chiedono ai vertici dell'azienda e alla Regione Lombardia di annullare l'avvio della sperimentazione e di conservare il presidio di Morbegno durante la notte

Chiusura notturna del Punto di primo intervento, la contrarietà dei sindacati

Nessun chiarimento esaustivo durante l’ultimo confronto sulla sospensione del servizio. Oggi, lunedì 2 novembre 2026, si è svolto un vertice tra l’ASST Valtellina e Alto Lario e i rappresentanti di CGIL, CISL e UIL della provincia di Sondrio in merito alla chiusura notturna, pianificata dalle 20 alle 8 a partire dal prossimo mese di dicembre, del Punto di Primo Intervento a Morbegno. L’incontro non ha fornito risposte convincenti e le motivazioni presentate dall’azienda sanitaria non giustificano la sospensione dell’attività.

Le organizzazioni confederali, insieme alle sigle dei pensionati e del pubblico impiego, confermano una netta contrarietà alla sperimentazione prospettata.

In una zona montana dove le distanze geografiche e i collegamenti viari rendono fondamentali le presenze di prossimità, ridurre l’operatività della struttura significa indebolire il diritto alla tutela della salute e penalizzare le famiglie del territorio. Durante la riunione non sono state chiarite la reale necessità del provvedimento né le ripercussioni complessive sull’assistenza locale, lasciando irrisolti i nodi organizzativi e il concreto pericolo di un sovraccarico del DEA dell’ospedale di Sondrio.

La carenza di organico non può essere impiegata come pretesto per smantellare l’offerta sanitaria pubblica. La programmazione dei ruoli, il reclutamento del personale e l’organizzazione del lavoro costituiscono precise responsabilità dell’ASST Valtellina e Alto Lario e della Regione Lombardia, mentre la popolazione non deve pagare le conseguenze di una gestione insufficiente delle risorse umane. La misura notturna non risolve le lacune di organico, ma riduce unicamente l’offerta delle prestazioni. Anche la presenza dell’automedica, pur importante, non sostituisce un presidio fisso in quanto si tratta di presidi differenti per funzioni e modalità operative.

I sindacati evidenziano le loro perplessità attraverso la posizione ufficiale espressa dalle sigle territoriali:

“Dall’incontro con ASST nessuna risposta convincente. No alla chiusura notturna. Le motivazioni fornite non giustificano la sospensione del servizio. La carenza di personale non può diventare il pretesto per smantellare la sanità pubblica.”

Il rischio evidenziato dalle organizzazioni dei lavoratori è l’indirizzamento di una consistente quota di utenti verso il dipartimento d’emergenza e accettazione della struttura ospedaliera di Sondrio, già sottoposto a un carico di lavoro notevole.

Tramite questo passaggio la criticità non viene superata, ma trasferita da un presidio all’altro. Non appaiono sufficienti nemmeno i dati citati relativi ai 42 ricoveri a fronte dei 2.324 accessi registrati nelle ore notturne, poiché una struttura non può essere valutata esclusivamente sui ricoveri effettuati, bensì sulla capacità di assicurare interventi tempestivi e accessibili.

Esiste inoltre l’eventualità che, qualora il presidio non disponga della prestazione richiesta, il cittadino venga indirizzato verso altre sedi senza che il singolo accesso sia registrato. Pertanto le rilevazioni numeriche fornite rischiano di sottostimare la reale richiesta di assistenza. Per questa ragione le rappresentanze richiedono la divulgazione pubblica dei criteri di rilevazione, la specifica degli accessi tracciati o esclusi e la trasmissione di report completi e verificabili, considerando che un’azione che incide sulla tutela della salute non può fondarsi su elementi parziali o tardivi.

Le organizzazioni esplicitano con nettezza la propria linea d’azione:

“La carenza di personale è un problema da risolvere, non un alibi per chiudere. Regione Lombardia e ASST si assumano le proprie responsabilità: il PPI di Morbegno deve restare aperto.”

Al termine del confronto con la dirigenza dell’ASST Valtellina e Alto Lario, i rappresentanti dei lavoratori chiedono formalmente ai vertici dell’azienda e alla Regione Lombardia di annullare l’avvio della sperimentazione e di conservare il punto di primo intervento operativo durante la notte. Vengono sollecitati il mantenimento di un dialogo costante con le parti sociali prima dell’assunzione delle decisioni, l’elaborazione di un piano straordinario di assunzioni e reclutamento, la pubblicazione trasparente dei dati sui costi e sul fabbisogno, la garanzia che nessuna riduzione dei servizi sostituisca gli investimenti e il chiarimento definitivo sulle ricadute per il personale attualmente impiegato nella struttura di Morbegno.