A 81 anni, Bobby Solo racconta di praticare regolarmente i cinque riti tibetani, una sequenza di esercizi dinamici ispirati allo yoga. Il cantante li associa a una sensazione di rilassamento e al mantenimento della forma fisica. La sua testimonianza ha riacceso l’interesse per una pratica conosciuta in Occidente soprattutto grazie al libro di Peter Kelder I 5 Tibetani, pubblicato nel 1939.
I cinque esercizi vengono eseguiti coordinando movimento e respirazione, con un aumento progressivo delle ripetizioni: si parte da 3 ripetizioni per arrivare gradualmente fino a un massimo di 21 per ciascun rito. Secondo la tradizione, la pratica dovrebbe stimolare l’energia vitale, migliorare la flessibilità e sostenere la muscolatura. Tuttavia, molti dei benefici attribuiti ai riti derivano dall’esperienza dei praticanti più che da prove cliniche esaustive.
Come si eseguono i cinque esercizi
Il primo rito, chiamato la ruota, consiste nel ruotare su se stessi in senso orario con le braccia aperte all’altezza delle spalle. Il movimento viene associato all’equilibrio e alla stimolazione della circolazione. Nel secondo, eseguito sdraiati sulla schiena, si sollevano contemporaneamente la testa e le gambe tese: l’esercizio coinvolge soprattutto addominali e collo.
Il terzo rito, detto il cammello, si pratica in ginocchio. Dopo aver portato il capo in avanti, si inarca lentamente la schiena portando la testa all’indietro. L’obiettivo è favorire l’apertura del torace, l’allungamento della muscolatura addominale e la mobilità della colonna. Nel quarto esercizio, da seduti, si solleva il bacino piegando le ginocchia fino a formare una posizione simile a un tavolo, impegnando braccia, spalle e glutei.
Il quinto rito è una transizione tra il cane a faccia in giù e il cane a faccia in su, due posizioni dello yoga. Il passaggio coinvolge la catena muscolare posteriore e le braccia. In tutti gli esercizi è importante abbinare il respiro al movimento: si inspira nella fase di apertura o distensione e si espira durante la contrazione.
Benefici e possibili controindicazioni
La sequenza può contribuire a migliorare flessibilità e postura, sostenere il tono muscolare e favorire una sensazione di risveglio fisico. La respirazione profonda e la concentrazione sui movimenti possono inoltre aiutare il rilassamento e la chiarezza mentale. Non si tratta però di effetti garantiti e la pratica non sostituisce un percorso medico o riabilitativo quando necessario.
Gli esercizi possono essere adattati anche in età avanzata, ma richiedono gradualità. Chi è poco allenato dovrebbe iniziare con tre ripetizioni per rito e aumentare soltanto se il corpo risponde bene, evitando di forzare. Per ridurre il carico sulla zona lombare, nel secondo rito è possibile piegare le ginocchia; chi tende ad avere capogiri può eseguire le rotazioni più lentamente.
Particolare cautela è indicata in presenza di problemi alla colonna, come ernie discali severe o scivolamento vertebrale. Il medico reumatologo specializzato nella riabilitazione della colonna vertebrale Fulvio Palombini raccomanda di evitare o limitare i piegamenti posteriori accentuati in questi casi. Anche chi soffre di pressione alta o disturbi cardiaci dovrebbe eseguire con prudenza le rotazioni e i movimenti con il capo all’indietro, valutando prima il parere del medico. L’indicazione generale è ascoltare il proprio corpo e aumentare l’intensità senza bruciare le tappe.