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Atrofia genitale, quali opzioni per i disturbi vulvovaginali

Secchezza, dolore e perdite possono comparire durante la menopausa: il consulto specialistico aiuta a valutare i trattamenti.

Secchezza, bruciore, dolore durante i rapporti e piccole perdite urinarie sono disturbi che molte donne tendono a considerare inevitabili con l’età o dopo il parto. Possono invece rientrare nella sindrome genitourinaria, un insieme di sintomi legato soprattutto alla riduzione del trofismo dei tessuti vulvovaginali e, in alcuni casi, presente anche in donne giovani. La valutazione ginecologica è importante per individuare le cause e scegliere il percorso più adatto.

Tra le possibilità descritte dalla ginecologa Alessandra Lusi c’è la biostimolazione con acido ialuronico HCC, acronimo di Hybrid Cooperative Complex. Si tratta di un dispositivo medico iniettabile che combina acido ialuronico ad alto e basso peso molecolare. Secondo la specialista, l’obiettivo è intervenire localmente sui tessuti interessati dall’atrofia e stimolare processi legati alla produzione di collagene ed elastina. La procedura prevede generalmente più sedute, spesso a distanza di circa un mese, e deve essere valutata dal medico in relazione alle condizioni della paziente.

Le evidenze disponibili

Nel testo viene citato uno studio condotto nel 2020 su 26 donne di età compresa tra 24 e 61 anni, tutte con sindrome genitourinaria e, in particolare, atrofia vulvovaginale. Le partecipanti sono state seguite a sei e dodici mesi dopo un protocollo di due sedute, distanziate di un mese, con acido ialuronico HCC iniettabile. La valutazione ha utilizzato questionari validati e la scala VAS, impiegata per misurare il dolore in condizioni normali e durante i rapporti sessuali.

Secondo quanto riferito dalla specialista, il monitoraggio avrebbe evidenziato un miglioramento della condizione intima complessiva e della funzione sessuale, indicato nel testo con valori del 36% a sei mesi e del 58% a un anno. Anche i controlli ginecologici avrebbero mostrato cambiamenti nello stato dei tessuti e nella secchezza locale. Si tratta tuttavia di risultati riferiti a un campione limitato, che non sostituiscono il giudizio clinico individuale né le indicazioni del ginecologo.

La riduzione del trofismo può riguardare anche il rivestimento dell’uretra e contribuire a episodi di incontinenza da sforzo, per esempio durante l’attività fisica. Le infiltrazioni nella parte anteriore dell’ingresso vaginale sono state associate, nel materiale esaminato, a miglioramenti della continenza. Anche in questo caso il trattamento deve essere preceduto da una valutazione medica, per distinguere le diverse cause delle perdite urinarie.

Confronto con il laser e gestione del fastidio

Il laser rappresenta un approccio diverso, basato sull’energia termica per stimolare i tessuti. Le due metodiche possono essere prese in considerazione secondo le caratteristiche della paziente, ma non sono equivalenti e la scelta spetta al medico. Nel testo vengono segnalati, per il laser, possibili bruciore e dolore dopo la procedura in alcune pazienti. Per la biostimolazione iniettiva, invece, la specialista riferisce l’assenza di effetti indesiderati post-trattamento o a lungo termine; questa indicazione va comunque contestualizzata e verificata nel colloquio clinico.

La presenza di un’infezione o di un’infiammazione in corso costituisce, secondo la ginecologa, una controindicazione temporanea: prima di procedere è necessario normalizzare la situazione. Quanto al dolore legato alle infiltrazioni, possono essere utilizzati aghi sottili e un anestetico locale, come una crema alla lidocaina applicata circa mezz’ora prima. Se necessario, il medico può valutare anche una piccola infiltrazione anestetica. La decisione finale deve tenere conto dei sintomi, della storia clinica e delle alternative disponibili.