Emilia-Romagna

Farinelli chiede al Pd ferrarese un confronto sui territori

Il segretario di Comacchio propone documenti pubblici su pace, lavoro, diritti e giustizia sociale

Michele Farinelli, segretario del Partito democratico di Comacchio, sollecita una discussione politica immediata nel Pd ferrarese. L’invito rivolto alla dirigenza provinciale è a superare il dibattito concentrato su congressi, candidature ed equilibri interni per confrontarsi con le richieste emerse dalle recenti mobilitazioni.

Secondo Farinelli, la partecipazione di giovani e cittadini alle manifestazioni dimostra l’esistenza di una domanda politica che il partito dovrebbe saper ascoltare. «I giovani ci sono. Siamo noi che troppo spesso non ci siamo», osserva, sostenendo che non siano sufficienti campagne elettorali pensate per intercettare le nuove generazioni o messaggi di entusiasmo diffusi sui social.

Le priorità indicate

Nel ragionamento del segretario comacchiese, tra le questioni da mettere al centro ci sono pace, lavoro, scuola, sanità e casa. Farinelli contesta in particolare la destinazione di risorse agli armamenti mentre, a suo giudizio, restano insufficienti gli interventi per salari e servizi. Da qui la domanda rivolta al partito: se queste sono le priorità della politica progressista, sostiene, è davvero necessario attendere un congresso per riconoscerle?

La critica riguarda anche il modo in cui il Pd reagisce alle mobilitazioni. Farinelli accusa i dirigenti di essere capaci di commentare ciò che avviene fuori dal partito, ma meno pronti a trasformare quelle istanze in una discussione politica interna. Il rischio, nella sua lettura, è applaudire le piazze per poi tornare a occuparsi soprattutto delle dinamiche organizzative e delle posizioni da assegnare.

Il confronto nei circoli

La proposta è indirizzata al segretario provinciale del Pd di Ferrara, alla segreteria e a tutti gli organismi dirigenti. L’obiettivo è avviare un confronto in ogni circolo della provincia, coinvolgendo iscritti, simpatizzanti e cittadini. A ciascuna struttura viene chiesto di predisporre un documento pubblico dedicato ai temi della pace, del lavoro, dei diritti e della giustizia sociale.

I contributi raccolti dovrebbero confluire in una posizione politica provinciale condivisa, da sottoporre agli alleati e ai livelli superiori del partito. Farinelli precisa che il percorso non dovrebbe ridursi a un testo elaborato da pochi dirigenti, ma svilupparsi attraverso un confronto concreto e partecipato, capace di riportare la discussione nei territori.

Nel suo appello pesa anche il calendario politico. Il 2027, ricorda il segretario, non è lontano e le prossime elezioni politiche si avvicinano. Per questo il Pd dovrebbe evitare di arrivare ancora una volta all’ultimo momento con programmi costruiti principalmente per tenere insieme gli equilibri interni, invece di rappresentare le esigenze delle persone.

Il messaggio finale riguarda l’identità stessa del partito. Farinelli sostiene che troppo spesso l’attenzione sia rivolta a chi debba rappresentare il Pd e troppo poco a chi il partito dovrebbe rappresentare. Da qui l’appello conclusivo: non servono altri applausi alle piazze, ma occorre riportare la politica nei circoli e i circoli nella società. Le piazze, conclude, stanno già parlando; la sfida è capire se il Pd saprà ascoltarle.