Il Palazzo della Sapienza di Pisa è stato occupato dagli studenti riuniti in assemblea, che intendono proseguire l’iniziativa per diversi giorni. La mobilitazione, avviata il 31 ottobre 2026, nasce dalla presentazione di una piattaforma di rivendicazioni indirizzata al Governo e all’Università di Pisa.
Le richieste al Governo
Al centro del documento c’è la legge di bilancio 2027, definita dagli occupanti una finanziaria di guerra. Gli studenti chiedono che le risorse aggiuntive previste per la difesa vengano destinate a istruzione, ricerca e sanità. Tra le richieste figura anche un incremento di 5 miliardi di euro del Fondo di finanziamento universitario.
La piattaforma comprende inoltre la richiesta di ripristinare il taglio delle accise sui carburanti, indicato dagli studenti in 24,4 centesimi, e di modificare il Codice degli appalti per favorire l’internalizzazione dei lavoratori, a partire dagli atenei. L’obiettivo dichiarato è intervenire sulle condizioni economiche e occupazionali che incidono sulla vita degli universitari.
Le rivendicazioni all’ateneo
Una parte consistente delle richieste riguarda direttamente l’Università di Pisa. Gli occupanti chiedono indennità e rimborsi per i tirocini curriculari, oltre all’ampliamento degli appelli d’esame e delle sessioni straordinarie riservate ai borsisti. Nel documento viene proposta anche la possibilità di accedere gratuitamente a software specialistici e risorse bibliografiche digitali.
Particolare attenzione è dedicata agli studenti pendolari, per i quali viene chiesto un sistema di trasporti pubblici gratuiti o fortemente agevolati. La piattaforma comprende anche interventi per migliorare gli spazi universitari e rendere più sostenibili gli edifici dell’ateneo.
Gli studenti chiedono infine di interrompere le collaborazioni di ricerca con aziende legate all’industria bellica e di rivedere la partecipazione dell’università a progetti europei con possibili applicazioni militari. Nelle rivendicazioni viene denunciato anche un progressivo indebolimento del diritto allo studio in Toscana, attribuito alla riduzione dei servizi e dei benefici destinati agli universitari.