Venerdì 30 ottobre studenti e lavoratori hanno sfilato nel centro storico di Siena aderendo allo sciopero nazionale promosso dall’Unione Sindacale di Base, insieme a Cobas, Rete senese contro il riarmo, Comitato AmpugnaNO, Comitato Palestina Siena e altre associazioni. Il corteo è partito in mattinata dal terminal bus di Pescaia e si è concluso nella zona del Duomo.
La manifestazione si è svolta in modo pacifico. Al centro della protesta sono stati indicati il carovita, la precarietà occupazionale, i bassi salari, l’aumento delle spese militari e le politiche di riarmo. La mobilitazione senese si è inserita in una giornata di iniziative organizzate in diverse città italiane, con la partecipazione di giovani, lavoratori e associazioni.
Il richiamo alla protesta non violenta
Il tema della partecipazione giovanile è stato affrontato anche dall’arcivescovo di Siena, il cardinale Augusto Paolo Lojudice, intervenuto alla presentazione del libro Disarmata e disarmante. La pace è un dono, antologia degli interventi di Papa Leone XIV curata da Alessandro Banfi. All’incontro, ospitato nel Palazzo arcivescovile, ha partecipato anche il rettore Tomaso Montanari. Lojudice ha invitato i giovani a essere presenti nelle piazze e a far sentire la propria voce, ma attraverso forme pacifiche e non violente.
Nel testo vengono richiamate anche le tensioni registrate in altre città italiane durante manifestazioni recenti. A Torino, Milano e Roma si sarebbero verificati momenti di confronto con le forze dell’ordine, mentre l’autore ricorda episodi di devastazione e scontri avvenuti nei mesi scorsi a Milano, in Val di Susa e a Torino. Viene inoltre citato l’assalto alla stazione centrale di Milano durante una manifestazione legata alla causa palestinese. Il confronto proposto è tra il carattere pacifico del corteo senese e le iniziative degenerate in violenze e danneggiamenti.
Lo sguardo alle proteste europee
L’analisi si allarga quindi ad alcuni Paesi europei. A Barcellona, secondo quanto riportato, una mobilitazione nata sui social avrebbe prodotto vetrine danneggiate, incendi e barricate nel centro cittadino, mentre in Francia le proteste vengono descritte come segnate da un livello crescente di conflittualità. L’autore collega una parte delle tensioni francesi alla condizione di giovani di seconda e terza generazione, sospesi tra riferimenti culturali differenti, e distingue questi episodi dalle manifestazioni contro il carovita e le politiche governative.
Un ulteriore riferimento è rivolto alla Serbia, dove le proteste giovanili vengono descritte come a lungo pacifiche. Il testo mette in relazione quelle manifestazioni con la successiva sconfitta elettorale di Aleksandar Vučić, dopo dodici anni di governo, e interpreta il quadro complessivo come uno scontro tra differenti modelli democratici. Da una parte viene indicato il modello consensuale europeo, fondato su accordi e compromessi tra élite; dall’altra quello definito centrifugo, caratterizzato da una maggiore frammentazione politica e dal conflitto tra gruppi dirigenti.
Nella parte conclusiva l’autore sostiene che il dissenso popolare sul riarmo entri in contrasto con gli obblighi di bilancio e con le decisioni assunte a livello comunitario. Viene citata anche la spesa italiana per contrastare la guerra cibernetica, che il governo considera nell’ambito del riarmo, e si ipotizza un futuro intervento europeo per orientare gli Stati verso l’acquisto di armi e munizioni. La tesi finale è che le proteste violente possano accentuare la distanza tra istituzioni e cittadini, favorendo, secondo l’autore, un modello democratico più centralizzato e depoliticizzato, indicato come vicino a quello statunitense.