Grosseto (GR)

Luca Ciani lascia la Polizia dopo 39 anni alla Stradale di Grosseto

Indagini, ricordi e colleghi nel bilancio dell’ispettore capo

Dopo 39 anni in Polizia, Luca Ciani conclude il suo servizio. L’ispettore capo, con funzioni di vice dirigente della Polizia Stradale di Grosseto, lascia oggi l’ufficio nel quale ha trascorso gran parte della sua carriera. Per molto tempo la pensione era stata soltanto un’ipotesi evocata nelle conversazioni quotidiane; negli ultimi mesi, invece, è diventata un traguardo concreto, atteso ma anche difficile da affrontare per chi ha costruito la propria vita professionale attorno al lavoro.

«La polizia mi è sempre piaciuta. Ho campato lì, dentro un ufficio», racconta Ciani. Una frase che riassume il rapporto con il servizio e con l’ambiente in cui ha lavorato per decenni. Ora lo attendono gli ulivi, il suo cane e la vita costruita al di fuori dell’ufficio, insieme a un nuovo capitolo ancora da scrivere. Il riposo, però, si accompagna alla consapevolezza di lasciare una parte importante della propria quotidianità.

Dalla Polfer alla Stradale

Ciani è entrato in Polizia nel 1987, iniziando il percorso nella Polfer. Il suo obiettivo, però, era arrivare alla Stradale, anche per il legame con lo zio Giangualberto Baggiani, che aveva prestato servizio nello stesso reparto. Alla fine, Ciani ha trascorso 38 dei 39 anni di carriera nella Polizia Stradale, occupandosi sia dell’attività su strada sia di indagini di polizia giudiziaria.

Tra i casi che ricorda c’è la morte di una ragazza avvenuta nel 2001 a Ribolla. Inizialmente il decesso era apparso come un gesto volontario, ma gli elementi raccolti dagli investigatori e i dubbi maturati durante i primi interventi portarono a un approfondimento. Le indagini condussero alla matrigna della giovane e a un rapporto segnato da forti contrasti. La vicenda venne infine qualificata come istigazione al suicidio, come stabilito dalla Corte d’Appello di Firenze.

Le inchieste e il legame con la sezione

Nel bilancio professionale di Ciani c’è anche l’inchiesta Pandora, una complessa indagine sui falsi incidenti organizzati per truffare le compagnie assicurative. L’attività investigativa, sviluppata tra il 2010 e il 2015, portò all’iscrizione nel registro degli indagati di 260 persone, tra avvocati, medici, infermieri, periti e carrozzieri. L’indagine era partita dall’analisi di alcuni sinistri considerati sospetti e si era poi articolata in più filoni.

Nel corso degli anni Ciani ha seguito anche le inchieste Lady Truffa, sulla falsa notaia, il traffico di cani e Recycling, relativa alla vendita di automobili. Una parte del lavoro che, spiega, non è stata sempre semplice né lineare, soprattutto davanti alle conseguenze più dolorose dei casi affrontati. «Non è facile rimanere immuni dal dolore», ricorda, sottolineando la necessità di continuare a cercare risposte per le famiglie coinvolte.

Nel giorno del congedo, il pensiero va soprattutto ai colleghi con i quali ha condiviso il lavoro. Ciani definisce la sezione che lascia una famiglia e ricorda i numerosi professionisti incontrati durante il percorso, nella Polizia e negli uffici della Procura. Tra questi Emanuela Spatarra, Luciano Turolla, Giovanni Bargagli, Luigi Pattonelli, Antonio Di Mattia e Nicola Manzari, oltre ai magistrati e ai colleghi con cui ha collaborato nel corso degli anni. A raccogliere il testimone alla guida della Sezione è l’attuale comandante Lucia Adele Merli.