Ariful Islam, 26 anni, è morto dopo quasi un anno di agonia in seguito alle gravissime lesioni riportate in un incidente stradale avvenuto a Ferrara. La sua salma potrà essere trasferita in Bangladesh grazie a una raccolta fondi completata in appena 24 ore, dopo che la comunità bengalese e alcune persone vicine al giovane hanno raccolto il denaro necessario per il rimpatrio.
Ariful aveva attraversato diversi Paesi asiatici e la penisola Arabica prima di arrivare in Egitto, dove aveva lavorato per mettere da parte i soldi necessari a proseguire il viaggio. In Libia era stato rinchiuso in un centro per migranti, dopo aver subito anche il furto dei documenti. Liberato, aveva attraversato il Mediterraneo ed era stato destinato a Ferrara, dove era arrivato verso la fine del 2024.
Il lavoro e l’incidente
Nel Ferrarese aveva iniziato a lavorare come raccoglitore di frutta. Con il poco denaro guadagnato riusciva a vivere e a inviare parte dello stipendio alla famiglia rimasta in Bangladesh. Dopo aver trovato un’occupazione e avviato il percorso di integrazione, aveva presentato la richiesta per il permesso di soggiorno, ottenendo il via libera delle autorità il 16 settembre 2025.
Il 26 novembre 2025, mentre rientrava a casa in monopattino, in serata, era rimasto coinvolto in un incidente in via Vallelunga. Aveva riportato lesioni gravissime ed era stato sottoposto a due interventi d’urgenza all’ospedale di Cona per la presenza di ematomi nella regione encefalica. Dopo le operazioni era stato trasferito nel Nucleo Alta Intensità Assistenziale dell’Asp, dove le sue condizioni si erano progressivamente aggravate.
Ariful è morto il 28 ottobre 2026. Negli ultimi mesi era stato assistito da un avvocato nominato dal giudice tutelare come amministratore di sostegno. Il legale ha riferito che, quando lo aveva incontrato per la prima volta, il giovane era allettato e riusciva a muovere soltanto gli occhi, lievemente il collo e una mano. Con il passare del tempo aveva perso anche la capacità di rispondere alle domande dei genitori durante le videochiamate, rese possibili dall’intervento di una mediatrice culturale.
La raccolta per il rimpatrio
Dopo aver comunicato la morte alla famiglia, l’amministratore di sostegno aveva raccolto la richiesta del padre: riportare la salma in Bangladesh. Sul conto corrente del giovane erano rimasti soltanto 120 euro, mentre il preventivo dell’impresa funebre incaricata del trasferimento, compreso il volo aereo, ammontava a 3.700 euro.
La comunità bengalese ha contribuito con 500 euro. Una somma dello stesso importo è stata messa a disposizione dalla mediatrice culturale. Il Comune di Ferrara, attraverso il vicesindaco Alessandro Balboni, ha comunicato la disponibilità a rimborsare metà delle spese dopo lo svolgimento del funerale. Il contributo decisivo, pari ai 2.700 euro mancanti, è arrivato da una persona che aveva conosciuto Ariful durante il ricovero al San Giorgio. La somma raccolta ha così consentito di organizzare il rientro della salma nel Paese d’origine.
Resta ora da chiarire la dinamica dell’incidente. Secondo quanto riferito dall’amministratore di sostegno, il giovane potrebbe essere stato urtato da un’automobile e ci sarebbe un testimone. Per questo è stato incaricato un penalista di accedere agli atti della Procura e verificare se fosse stato aperto un fascicolo per lesioni colpose. In caso di conferma del coinvolgimento di un’auto e del nesso con il decesso, l’ipotesi di reato potrebbe essere rivalutata come omicidio stradale.