Nei giorni che precedono la ricorrenza del 2 novembre, i cimiteri di Varese si riempiono di colori, ma per i fioristi che lavorano all’esterno dei camposanti il bilancio appare meno positivo rispetto al passato. Il crisantemo resta il simbolo più diffuso della memoria dei defunti, insieme a ciclamini, rose, eriche e margherite, ma gli acquisti sono diminuiti e la concorrenza della grande distribuzione si fa sentire.
Il fiore associato alla commemorazione dei morti ha origini e significati diversi. Il nome deriva dal greco e richiama l’idea del fiore d’oro; in Giappone è legato alla nobiltà e al rinnovamento, mentre nel buddismo rappresenta la luce che accompagna le anime. In Italia, invece, il crisantemo è diventato il fiore tipico dei cimiteri perché fiorisce in un periodo con poca luce ed è resistente alle basse temperature. Nei chioschi varesini si trovano diverse varietà, dal Déco rotondo allo Spider a forma di stella, fino alla Venere, al Pin Pon e ai Sancarlini.
Tra crisi e supermercati
Al Cimitero monumentale di Giubiano, il fioraio Carlo Sasso racconta una stagione difficile. Il lavoro, spiega, è calato anche a causa della crisi economica: i fiori hanno un costo e per molte famiglie arrivare alla fine del mese è diventato più complicato. Secondo la sua osservazione, sono soprattutto le persone anziane a portare ancora piante e mazzi sulle tombe, mentre i giovani frequentano raramente i cimiteri. All’ingresso del camposanto, il gatto Diesel accoglie abitualmente i visitatori.
In via Casula lavorano Patrizia e Rosa Sasso, che espongono crisantemi di molte specie. Le sorelle riferiscono di incontrare anche clienti che tornano soltanto una volta all’anno, in occasione della commemorazione dei defunti. Le vendite, però, non sono più quelle di un tempo: i supermercati propongono ormai anche piante e composizioni, rendendo più difficile competere per i piccoli esercizi. La clientela è composta per circa l’80 per cento da persone sopra i 50 anni, con una prevalenza femminile.
Restano richiesti i crisantemi venduti singolarmente e le ciotole, mentre le composizioni elaborate interessano una quota più ridotta di clienti. Le due fioraie spiegano di utilizzare esclusivamente prodotti italiani e ricordano che alcune varietà un tempo arrivavano direttamente dall’Olanda, ma oggi non vengono più coltivate. Chi entra nel chiosco, nella maggior parte dei casi, sceglie un vaso e si dirige verso la tomba senza ordinare lavori particolari.
Il chiosco di Bizzozero
Al cimitero di Bizzozero, Rita Badolato realizza una composizione con crisantemi Sancarlini e rametti di quercia. La fioraia, varesotta dall’età di quattro anni e originaria del comune calabrese di Badolato, racconta che molti residenti arrivano già con mazzi confezionati altrove. I ragazzi si rivolgono più spesso a lei per corone di laurea, fiori per compleanni o bouquet, mentre raramente acquistano omaggi destinati alle tombe dei familiari.
La presenza di parenti che vivono lontano favorisce inoltre l’uso di fiori finti, lasciati per lunghi periodi nei loculi. Anche Badolato segnala l’effetto della crisi: talvolta applica piccoli sconti alle persone anziane che possono permettersi soltanto un vasetto di pochi euro. Non mancano comunque richieste più ricercate, come quelle per il Lilium orientale.
La fioraia ha rilevato il chiosco dopo l’esperienza della precedente titolare e dopo aver lavorato in diverse aziende, in seguito alla chiusura del proprio laboratorio di confezioni. Tra le difficoltà segnalate ci sono anche la sicurezza e il decoro dell’area: Badolato riferisce di aver trovato bustine vuote e siringhe, di aver subito la rottura di un tavolo e di aver dovuto far rimuovere rifiuti vegetali abbandonati dietro il negozio. Ha chiesto inoltre una panchina in cemento per gli anziani e l’installazione di telecamere, ma le richieste, racconta, non hanno ancora avuto seguito.