Il presidente del tribunale di Ascoli, Raffaele Agostini, e il procuratore della Repubblica, Umberto Monti, hanno chiesto di valutare il ricorso per Cassazione dell’Avvocatura dello Stato e la contestuale sospensione dell’esecuzione per il rischio di un danno irreparabile. La richiesta è stata trasmessa con una comunicazione urgente al presidente della Corte d’Appello e al procuratore generale di Ancona.
Al centro della vicenda c’è la sentenza della Corte d’Appello di Ancona che ha anticipato i tempi per la restituzione dell’immobile che ospita il palazzo di Giustizia di Ascoli. Il provvedimento accoglie la richiesta del proprietario, il fondo Investire Sgr, che aveva già ottenuto la restituzione dell’edificio fissata per il 29 dicembre prossimo.
La decisione dei giudici anconetani
La pronuncia di secondo grado ha modificato in modo sostanziale la precedente decisione del giudice Paola Mariani. In primo grado era stato concesso al Demanio un termine più lungo, con scadenza fissata al 29 dicembre 2026, per consentire la permanenza nell’immobile degli uffici giudiziari. I giudici anconetani hanno invece azzerato quel termine, ritenendo che non vi siano ragioni sufficienti per giustificare la prosecuzione dell’occupazione.
La sentenza è immediatamente esecutiva, ma non ancora definitiva. Proprio su questo punto si concentra la comunicazione di Agostini e Monti, secondo i quali l’Avvocatura dello Stato potrebbe presentare ricorso alla Suprema Corte e accompagnarlo con una richiesta di sospensione ai sensi dell’articolo 373 del codice di procedura civile, motivata dal rischio di un danno irreparabile.
Tempi e modalità dello sgombero
Nella missiva viene inoltre richiamato un passaggio della stessa decisione della Corte d’Appello, che demanda alla fase esecutiva le valutazioni relative ai tempi e alle modalità di sgombero dell’immobile. È su questo margine operativo che i vertici degli uffici giudiziari ascolani chiedono di intervenire, in attesa delle eventuali iniziative dell’Avvocatura dello Stato.
La questione riguarda quindi sia l’efficacia immediata del provvedimento sia la possibilità di ottenere un rinvio attraverso il giudizio di legittimità. L’obiettivo indicato nella comunicazione è evitare che l’esecuzione della sentenza produca conseguenze non reversibili prima che la vicenda possa essere esaminata in Cassazione.