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Femminicidio Carbonaro, in aula i testimoni sulle ultime ore

Il giovane dei social ricostruisce contatti, incontro previsto e messaggio delle 20.23

Femminicidio Carbonaro, in aula i testimoni sulle ultime ore

Nel processo per l’omicidio di Martina Carbonaro, la Corte d’Assise di Napoli ha ascoltato nuovi testimoni sulle ore precedenti e successive alla morte della quattordicenne. La ragazza è stata uccisa il 26 maggio 2025, ad Afragola, e il corpo è stato ritrovato nella notte tra il 27 e il 28 maggio in un’edificio abbandonato vicino al campo sportivo Moccia. Per il delitto è imputato Alessio Tucci, all’epoca diciannovenne, che ha confessato l’omicidio.

Le comunicazioni dopo la scomparsa

Tra i testimoni sentiti in udienza c’è il datore di lavoro dell’imputato. L’uomo ha riferito di aver avuto un contatto con Tucci intorno alle 22, quindi dopo l’omicidio. Non ha ricordato se si sia trattato di una telefonata o di un messaggio, ma ha ricostruito il contenuto della comunicazione: il giovane gli avrebbe detto che non sarebbe andato al lavoro perché Martina non era rientrata e non era reperibile.

Il testimone ha spiegato che in quel periodo Tucci era spesso assente e che gli inviava quasi ogni sera un messaggio. Sapeva che il ragazzo si era lasciato con Martina e aveva notato un cambiamento nel suo comportamento: lo aveva visto pensieroso e distratto e aveva osservato diversi piccoli danni provocati sul lavoro. Ha comunque descritto il tono dell’imputato durante quel contatto come tranquillo e normale, senza elementi che gli facessero immaginare quanto era accaduto.

È stato ascoltato anche un 21enne residente nel Nord Italia, conosciuto da Martina sui social e collegato all’udienza in videoconferenza. Il giovane ha raccontato di sentirsi con la ragazza ogni giorno, dalla mattina alla sera, attraverso messaggi e telefonate. Tra i due, ha spiegato, si era instaurato un rapporto simile a una relazione, pur senza essersi mai incontrati di persona. Avevano ipotizzato di vedersi e sarebbe stato lui a raggiungere Afragola.

L’ultimo messaggio alle 20.23

Martina aveva raccontato al ragazzo anche la relazione con Tucci. Gli aveva detto che si erano lasciati da alcuni giorni, che avevano interrotto i rapporti e che l’ex fidanzato cercava un riavvicinamento, mentre lei non voleva tornare con lui. Il 21enne ha riferito inoltre che Tucci aveva saputo della loro frequentazione e lo aveva contattato online; lui lo aveva quindi bloccato.

La sera del 26 maggio Martina gli aveva scritto che sarebbe uscita con alcune amiche. In seguito gli aveva comunicato che avrebbe incontrato Alessio per un’appuntamento breve. Alle 20.23 gli aveva inviato l’ultimo messaggio: si sarebbe scusata e avrebbe spiegato tutto dopo. Il ragazzo ha continuato a cercarla con circa dieci messaggi, ma dalle 21.27 le comunicazioni non risultavano più consegnate e compariva una sola spunta. Pensando che il telefono fosse spento, non aveva inizialmente collegato il silenzio a un pericolo.

Nel corso dell’udienza il testimone ha parlato anche di un precedente episodio di tensione. Martina gli aveva raccontato che durante una lite Tucci l’aveva schiaffeggiata, facendole cadere gli occhiali. Un’amica dell’imputato ha invece descritto una relazione caratterizzata da frequenti contrasti e da un continuo tira e molla, riferendo di aver raccolto le confidenze di entrambi e di aver riscontrato motivi di gelosia da parte dei due ragazzi.

La stessa testimone ha ricordato di aver incontrato la coppia al Campo Moccia di Afragola, accanto al quale si trova l’edificio abbandonato dove fu nascosto il corpo. Secondo la ricostruzione dell’accusa, quel luogo sarebbe stato scelto da Tucci per allontanare Martina da possibili testimoni e impedirle di chiedere aiuto. Gli accertamenti hanno stabilito che la ragazza fu colpita ripetutamente alla testa con una pietra e che il corpo venne occultato sotto un vecchio armadio e materiale di risulta.

Fuori dal tribunale, la madre Enza Cossentino ha rivolto parole molto dure all’imputato, ricordando di averlo accolto in passato come un figlio. La donna ha detto di volerlo guardare negli occhi e di volere conoscere il motivo del delitto, arrivando ad affermare che gli infliggerebbe la sedia elettrica. Ha inoltre chiesto di mantenere alta l’attenzione sulla violenza contro le donne in vista del 25 novembre.

La Corte d’Assise ha accolto la richiesta di ascoltare Tucci in presenza il prossimo 10 novembre. Il processo proseguirà con l’esame degli ultimi testimoni e con la deposizione dell’imputato. La Procura di Napoli Nord contesta l’omicidio volontario pluriaggravato, con le aggravanti legate alla minore età della vittima, al precedente rapporto sentimentale, ai motivi abietti e futili e alle condizioni del luogo. Nell’atto di chiusura delle indagini non è stata confermata l’aggravante della crudeltà, inizialmente ipotizzata.